«Ogni giorno 5mila persone in coda per ammirare il capolavoro»

Ogni giorno cinquemila milanesi si mettono in coda in piazza della Scala per ammirare la Conversione di Saulo, sopportano freddo e stanchezza pur di ammirare l’opera recentemente restaurata.
Abbiamo chiesto al neoassessore alla Cultura, Massimiliano Finazzer Flory, il commento sul successo dell’iniziativa.
Assessore, si aspettava un gradimento simile da parte della gente?
«In un certo senso sì. Usando un’espressione polare direi che il capolavoro è aristocratico, ma la partecipazione di pubblico è democratica. La gente sta dimostrando lo stesso bisogno che aveva Caravaggio. Di capire le nostre origini, la nostra identità. C’è un’esigenza forte di luce, di uscire dalla tenebre, Caravaggio ha conquistato il pubblico perché ha ripensato la nostra cultura e la tradizione cristiana. Tra le ragioni del successo c’è anche una questione di metodo che sarà parte integrante del mio lavoro in assessorato. Per coinvolgere più persone negli eventi culturali bisogna puntare sulle emozioni che l’opera suscita. In questo caso l’allestimento di forte impatto (non ci sono barriere, ciascun visitatore si sceglie la sua distanza), il luogo in cui è posta (la sala Alessi aperta eccezionalmente al pubblico, ossia il salone di rappresentanza dove vengono ricevuti i capi di stato che compare di solito nei libri di storia dell’arte per la ricchezza dei suoi affreschi, ndr), il fatto che si possa ammirare gratuitamente. Ma ancora la relazione, appena scoperta e perciò ancora più affascinante, tra il Caravaggio e Milano e il tema della conversione, la possibilità di cambiare il passato aprendosi al futuro. Infine il passaparola è la pubblicità più efficace. Si vedono a ogni ora le persone in piazza che si informano e poi decidono di aggiungersi alla coda. Questi sono i magneti che stanno calamitando 5mila persone tutti i giorni».
A proposito della sala Alessi, qualche visitatore ha commentato che è troppo sontuosa e ruba la scena al quadro
«Non c’è dubbio che la gente faccia fatica a sopportare tanta bellezza, siamo più abituati al linguaggio univoco della scienza che alle allegorie e alle metafore. Quest’opera è come una scultura, si può infatti ammirare da tutte le angolazioni. La Sala Alessi è piuttosto la cornice ideale, la Conversione descrive una vicenda tumultuosa per questo ha bisogno di uno sfondo in movimento, di giochi, di colori e di un’architettura».
Il senso dell’opera?
«Sto organizzando una conferenza con un teologo proprio sui temi legati alla Conversione di Saulo, a partire dalla lettura di Luca, toccando il rapporto tra la tradizione ebraica e quella cristiana. Ci sono opere d’arte che ci fanno intuire la trascendenza, quelle di Caravaggio sono di questo tipo, una sorta di viatico che ci permette di provare l’esperienza dell’infinito che è dentro di noi. Caravaggio esprime le contraddizioni tipicamente cristiane, il tener insieme ombra e luce, carne e anima, scandalo ed eternità. Lo scandalo è nell’aver dipinto l’attimo in cui la conversione sta avvenendo. Non assistiamo a una scena pacifica, intuiamo la tensione, la crisi da cui qualcosa sta per nascere».
Progetta altri eventi simili?
«Sto lavorando a un progetto per la primavera con molte caratteristiche simili a questo. Una mostra con un’opera sola, posta in un luogo inaspettato e incredibilmente bello e di forte natura simbolica per Milano. Poi, in vista delle celebrazioni del 2010 per il quarto centenario della morte del Caravaggio, con il sindaco Letizia Moratti e con il direttore del settore musei, stiamo già lavorando alla creazione di un percorso cittadino attraverso i luoghi del grande artista».