Ogni mattina incatena il figlio a un palo nel centro di Pechino e poi va al lavoro

L'uomo, un povero autista di risciò, si giustifica sostenendo di non avere i soldi per l'asilo nido o una baby sitter. «Mia moglie è sempre malata e la mia prima figlia di quattro anni è stata rapita. E' duro, ma non posso correre il rischio di perdere pure il piccino, che ha solo due anni»

Finora s'era visto di tutto, sia nel settore di sevizie ai bambini, sia in quello delle sevizie agli animali. Ma è del tutto inedita la fusione delle due cattiverie, emersa nel metodo (con relativa giustificazione) «inventato» da un poverissimo autista di risciò cinese.
Come fare a sbarcare il lunario avendo a carico un bimbo piccolo, in mancanza di soldi per strutture sociali tipo asilo o per uno straccio di baby sitter? Quando poi, per colmo di sfiga, la moglie è sempre molto malata e la figlia primogenita - che prima si occupava del piccino - è stata addirittura «rubata» da sconosciuti? Chen Chuanliu non ha voluto più correre rischi e quindi ha pensato bene (anzi, male) di incatenare suo figlio di appena due anni a un palo nel centro di Pechino. Ogni mattina compie la triste operazione, e quindi corre a cercare clienti da scarrozzare in risciò.
L'uomo non può permettersi né asilo nido né tata e, dopo che il mese scorso è scomparsa la figlia di 4 anni, ha deciso di ricorrere a questa soluzione estrema. Il rapimento di bambini in Cina è molto diffuso, anche a causa delle severe leggi in materia di famiglia. «Mia moglie è malata e io non posso smettere di lavorare: ho bisogno di soldi per le medicine e per tirare avanti il piccolino. Così, prima di cominciare una corsa, lo incateno saldamente a un palo. Convengo, sarà pure un po' duro, ma è sempre meglio che perderlo per sempre, com'è successo con mia figlia primogenita».