Per ogni pediatra 400 bimbi in più «Non riusciamo ad assisterli tutti»

Dal naso chiuso alla gola arrossata, per non parlare se sale qualche linea di febbre: subito dal pediatra. Meglio se specialista. Loro, i medici, la chiamano «richiesta sanitaria emotiva», ma anche questo è uno dei motivi che sta mettendo in ginocchio i pediatri di famiglia alle prese con un numero di assistiti che a Milano negli ultimi anni è aumentato del 20-25 per cento e costretti a far fronte a un volume di richieste fra appuntamenti, telefonate e visite domiciliari a cui fan sempre più fatica a tenere il passo. Peggio: il futuro è dietro l’angolo e la data del 2014 è lì a ricordarglielo. Da quell’anno cominceranno ad andare in pensione i pediatri che avranno accumulato 40 anni di servizio (ricordiamo che il servizio del pediatra di famiglia venne istituito nel 1974). Mancano cinque anni, il tempo necessario per prendere la specializzazione. Dunque, o si cominciano a preparare adesso i futuri pediatri, aumentando il numero di posti disponibili nelle specialità di Medicina, oppure sarà il caos.
Una situazione che la stessa Luisa Maria Nino, presidente della Società italiana pediatri per Milano e Lodi definisce «di vera e propria emergenza». Tanto che ieri in Regione è stato aperto un tavolo per trovare una soluzione al problema. I dati aiutano a capire. Oggi su tutto il territorio cittadino lavorano 132 pediatri per 150mila bambini tra gli 0 e i 14 anni. Ad assecondare la legge che prevede un tetto massimo pari a 800 baby assistiti i pediatri in città dovrebbero essere 220, quasi la metà in più. Invece tutti superano il tetto arrivando a quote che vanno dai 1000 ai 1.200.
«A fronte di un numero di pediatri che nel tempo è rimasto sempre lo stesso - spiega Luisa Maria Nino - a Milano abbiamo assistito ad un trend di natalità che è aumentato molto. Siamo passati dalle 9mila nascite annue degli anni Novanta alle 12mila registrate dal Duemila in poi. Ci sono bambini in lista d’attesa, anche perché diamo la precedenza ai più piccoli. In sostanza da 0 a 6 anni non si lascia il bambino senza un medico di riferimento. Ma è evidente che l’offerta di pediatri è molto inferiore alla domanda». «Ci sono colleghi - continua - che dopo aver sforato il tetto di assistiti si rifiutano di prenderne ulteriori e naturalmente non li posso obbligare a farlo». La situazione è ad un passo dal diventare insostenibile. E la drammaticità sta nei numeri. La Società italiana pediatri ha commissionato uno studio per valutare la ricaduta che avranno i primi pensionamenti per anzianità di servizio che si verificheranno dal 2014. «Da quella data ci sarà una drastica riduzione dell’offerta - spiega Luisa Maria Nino -. Se oggi in Italia siamo in 15.358, nel giro di cinque anni passeremo a 13mila per arrivare nel 2025 a 9mila. A meno che non si aumentino i posti disponibili. Nell’incontro di ieri abbiamo chiesto alla Regione che si faccia carico di stanziare più borse di studio per la pediatria che adesso sono 29 annue per tutta la Lombardia (12 per Milano) e non coprono neppure il ricambio generazionale. Ma per farlo occorrono soldi».