A ogni riconteggio 50mila schede «cambiano colore»

Questa volta i consensi di scarto tra le due coalizioni sono appena 24mila 224: meno della metà della media «fisiologica» di errori. La verifica può risultare decisiva per stabilire il vincitore delle elezioni

Massimiliano Lussana

L’esito, quello vero, delle elezioni è scritto in due righe di un comunicato su carta intestata del ministero dell’Interno in cui si dice che non si sa nulla sull’esito delle elezioni: «Come è noto, i risultati elettorali comunicati dal ministero dell’Interno sono provvisori e non ufficiali».
E sembra una formula di rito, la classica dizione burocratica da asterisco e nota a margine in calce ai dati. Solitamente, lo è davvero, formula di rito. Perché - dopo le verifiche degli uffici centrali circoscrizionali per la Camera dei deputati e degli uffici elettorali regionali per il Senato, strutture composte da magistrati che sono le uniche che hanno il potere di fornire i dati ufficiali, decidendo anche su ogni contestazione - a ogni elezione in media cambiano colore fra i 40mila e i 60mila voti, una cifra assoluta risibile rispetto al totale degli elettori e non in grado di condizionare l’esito delle votazioni.
Solitamente, per l’appunto. Perché, stavolta, quei 40-60mila voti, anche meno, sarebbero quelli decisivi per determinare l’esito delle elezioni, visto che basta un solo voto in più per assegnare il premio di maggioranza alla Camera e le due coalizioni sono distanziate di soli 25mila224 voti a favore dell’Unione. E, intendiamoci bene, non si tratta di brogli o delle schede nulle e contestate. Qui si tratta solamente di errori fisiologici nel frenetico calcolo dei voti del dopo elezioni. Capita sempre: basta un numero incolonnato male al momento di fare le somme, un verbale con uno zero in più o in meno, un errore materiale di trascrizione, un disturbo sulla linea telefonica dalla quale sono stati comunicati i dati, e l’errore è lì dietro l’angolo. Tanto per dire, il vicepresidente azzurro della Camera Alfredo Biondi ha scoperto a Racalmuto, in provincia di Agrigento, mille voti in meno alla Casa delle libertà (i 1096 voti ottenuti si sono trasformati in un primo tempo in 96), che sono stati ovviamente restituiti. E, visto che Racalmuto è il paese di Leonardo Sciascia, non è assolutamente escluso che la fine della storia sia degna di un romanzo. Quindi, siamo già alla prima errata corrige: i voti di scarto sono 24mila224.
Anche perché i precedenti - sempre nella categoria errori materiali di calcolo - parlano chiaro. Gregorio Fontana, capogruppo azzurro nella giunta per le elezioni di Montecitorio, ha sotto mano una serie di dati che lo rendono moderatamente ottimista: «Nel 2001, ad esempio, lo scarto fra i voti registrati dal Viminale la notte delle elezioni e quelli reali attribuiti dall’ufficio elettorale è stato di 57mila voti, più del doppio di quelli che oggi ribalterebbero il risultato. E allora ne abbiamo recuperati 36mila». E i numeri sono ancor più significativi se non considerati sui partiti più grandi: ad esempio alla Lega, che si giocava il quorum proporzionale sulla scia di uno 0,1 per cento (serviva il 4 e prese il 3,9), vennero assegnati 7mila e ottocento voti in più rispetto a quelli attribuiti in un primo tempo. Ancor più rilevante il dato della lista Pannella-Bonino: secondo il Viminale prese 841mila 214 voti, alla fine la Cassazione gliene attribuì 9001 in meno. Che, per un partito che era al 2 per cento, è un’enormità.
Gregorio Fontana, che ha vissuto una legislatura insieme a corsi e ricorsi, racconta poi la «fase due». Cioè l’esame delle schede contestate, che però viene solo in secondo piano rispetto a quello del conteggio dei voti. Per la precisione, i voti in bilico alla Camera sono 43mila e 28 (a fronte di 448mila e 2 schede bianche e 611mila 158 nulle, mai così poche, grazie alla nuova legge). Anche in questo caso un margine pari a quasi il doppio dello scarto fra le due coalizioni. E anche in questo caso non sono escluse sorprese: ad esempio alcune schede contestate perché la croce usciva dai confini della casella del simbolo, sono da ritenersi valide, come espressamente previsto dall’ultimo decreto elettorale. Così come sono da ritenersi valide le schede che gli elettori hanno sovrapposto, rischiando di macchiarle con la matita copiativa.
Insomma, non è finita. E il Prodi vincitore rischia di essere messo a nudo dallo spoglio.