Ogni settimana il Giornale vi darà una mano

Fra gennaio e febbraio in Italia 370.561 persone hanno perso il posto di lavoro. Il dato è impressionante: significa 6.280 al giorno, 261 all'ora, 4 ogni minuto. Tradotto: nel tempo che voi impiegate a leggere quest'articolo ci saranno almeno altre 20 persone in coda all'Inps per fare domanda di disoccupazione. Il tempo di farsi un uovo alla coque e la fila s'ingrossa di un'altra dozzina di persone.

Rispetto all'anno scorso il numero dei disoccupati è cresciuto del 46 per cento e anche la cassa integrazione è aumentata, toccando un picco che non raggiungeva dal '93. Nei prossimi mesi non andrà meglio: secondo le stime dell'Ue il tasso di disoccupazione europeo potrebbe arrivare alla soglia micidiale del 10 per cento. E anche qui in Italia i prossimi mesi saranno forse ancora più duri di quelli appena raccontati, uovo alla coque compreso.

È proprio per questo che in queste settimane stiamo fornendo una serie di pagine di servizio, «Le Guide del Giornale», che cercano di dare, accanto alle notizie drammatiche che ci vengono ogni giorno dal fronte dell'economia, anche qualche strumento utile, qualche indicazione pratica, qualche suggerimento per districarsi fra i tanti catastrofismi che ci circondano. Lo avevamo promesso, cerchiamo di mantenerlo: questo è e resta il quotidiano dell'Italia che ci crede, di quelli che preferiscono i fatti alle chiacchiere, il lavoro alla protesta, quelli che silenziosamente reggono da sempre questo Paese. E che continuano a farlo, ancora di più, anche in questi tempi di crisi.

È con questo spirito che abbiamo deciso di trasformare le pagine con le offerte di lavoro in un appuntamento settimanale. Le troverete tutti i lunedì. I nostri cronisti raccoglieranno segnalazioni, informazioni, suggerimenti, faranno interviste e verifiche, forniranno numeri di telefono e indirizzi precisi per dare la possibilità a tutti di trovare un lavoro. Oggi pubblichiamo 3.000 offerte. Ed è un bel segnale: significa che accanto alle imprese costrette a licenziare, ce ne sono molte pronte ad assumere. Significa che accanto alla crescita della cassa integrazione, c'è anche chi cerca di far aumentare ancora l'occupazione. E magari, per paradosso, non ci riesce.

«Il lavoro che c'è», abbiamo chiamato la nostra nuova iniziativa. Sia chiaro: conosciamo le difficoltà, i problemi, i drammi di chi perde il posto. E di chi lo cerca. Ma siamo convinti che nei momenti difficili bisogna mettere in campo tutte le risorse disponibili. «La crisi? Non basta reagire. Bisogna aggredirla, bisogna saltarle addosso», diceva uno degli imprenditori, che si è sfogato nei giorni scorsi sulle pagine del Giornale dedicate a raccogliere le loro voci. Ecco: aggredire la crisi, saltarle addosso. Rimboccarsi le maniche. Spendersi ognuno per quello che può. È con queste motivazioni che oggi vi presentiamo la nostra nuova iniziativa. Perché offrire «il lavoro che c'è» non significa negare che esistono la crisi e i disoccupati. Anzi, il contrario: significa considerarli un problema importante. Così importante che, per una volta, ci pare che raccontarli e stare a guardare sia troppo poco.