Oh bej, guardie armate contro gli abusivi

Marta Bravi

«Vin brulé!», «Torte fatte in casa», «Vin brûlé!» si sente urlare da una bancarella all’altra. La tradizione è qui, tra i fumi odorosi di chiodi di garofano di una pentola di vin brulé, il profumo di salamella cotta alla piastra e cipolla, e i coloratissimi accessori, dai vestiti ai cappelli, cuciti a mano. Non solo tradizione però, migliaia di borse e borsette falsamente griffate, scarpe di marca, giacconi contraffatti, e ancora cinture e cappellini, cd e dvd pirata, affollano il suk. Ce n’è per tutti i gusti.
Con tanto di mercato della contrattazione tra ragazzine impazzite per la borsetta di Gucci e i loro compagni che incalzano per avere il giaccone Napapijri a prezzi stracciati. Dall’altra parte del lenzuolo steso per terra giovani africani ammiccanti cercano di tenere alto il prezzo. Siamo agli «Oh bej! Oh bej!» per così dire, non tra le bancarelle che si estendono ad anello intorno al Castello, ma nel villaggio degli abusivi che si sono comodamente sistemati da una parte, in viale Alemagna per l’esattezza, lontano dagli sguardi inferociti degli ambulanti regolari e molto vicino, anzi vicinissimo all’ingresso della Triennale, letteralmente sommersa dalle bancarelle. (...)