Oh bej, Oh bej: in arrivo nuove regole per la fiera

Gianandrea Zagato

Consigli per la Fiera degli Oh bej Oh bej edizione 2006. Primo, «circoscrivere gli spazi» a largo Pusterla, Gemelli e piazza Sant’Ambrogio lato giardino. Secondo, «limitare la durata» a tre giorni. Terzo, «diminuire le categorie merceologiche» escludendo, diciamo così, le cianfrusaglie. Obiettivo: «evitare disagi» sia per residenti che per commercianti della zona. Ma anche «valorizzare» la Fiera stessa.
Sintesi della proposta di delibera consiliare firmata dalla Casa della libertà, che verrà proposta al voto del consiglio comunale. «Crediamo che sia l’unica soluzione per attenuare quei fenomeni negativi degli Oh bej Oh bej ricordati dalle cronache milanesi. Fotografie di una realtà che, esempio, ha suggerito ai titolari degli esercizi commerciali di via Caminadella, Lanzone e Novati di reclamare un risarcimento danni subiti» fa sapere Milko Pennisi, presidente della commissione Commercio di Palazzo Marino. Che per evitare facili incomprensioni sgombra il campo da un possibile equivoco: «Nessuno vuol trasferire altrove questa Fiera ovvero è evidente il legame con la tradizione che si perde nei tempi antichi. Ma l’edizione 2006 non può essere ancora un déjà vu: altrimenti? be’, vorrebbe dire che nemmeno si considera l’alto costo sociale di questo appuntamento». Costo che si declina in spese di pulizia, servizi di vigilanza, spostamenti delle linee Atm e chi più ne ha più ne metta «oltre, naturalmente, al costo della “prigionia” cui sono costretti residenti e commercianti».
Dunque, continua Pennisi, «bisogna prendere un impegno de-fi-ni-ti-vo». Aggettivo scandito con passione «per assicurare quello che tutti richiedono: il mantenimento di un minimo di condizioni di garanzia sul fronte della sicurezza». Tema che Pennisi intende affrontare «per tempo» con il nuovo prefetto, Gian Valerio Lombardi - «che già conosce la situazione, le vibrate proteste inascoltate dal suo precedessore oggi candidato sindaco del centrosinistra» - e con i referenti degli ambulanti, «che, forse, avrebbero tutto da guadagnare se di comune accordo fossero stabiliti criteri estetici e di decoro per le strutture di vendita». Un modo visibile di valorizzare la Fiera, di renderla compatibile con il valore architettonico e storico della zona di Sant’Ambrogio. Valutazione, quest’ultima, che gli stessi ambulanti già praticano a due passi da piazza Duomo, dove sino all’Epifania si svolge il “mercato di Natale”: stuoie rosse, bancarelle con lo stesso richiamo natalizio e categorie merceologiche ben delimitate. «Quadretto che si potrebbe facilmente esportare anche alle spalle della basilica di Sant’Ambrogio e, perché no, pure ai mercati cittadini» osserva Pennisi. Risposta attesa da Giacomo Errico, presidente della federazione venditore ambulanti, che su queste colonne ha chiesto la «gestione degli Oh bej Oh bej e dei mercati milanesi».
Offerta, garantisce Pennisi, che «la Commissione affronterà già nella sua prima seduta di gennaio, anche se, naturalmente, non basta solo dare una cornice pulita e ordinata. I mercati hanno per Palazzo Marino un valore di calmieratore ovvero devono ritornare ad offrire un buon rapporto qualità-servizio. Funzione sociale richiesta dai milanesi. Ma, attenzione, bisogna che gli ambulanti siano convinti della loro offerta». Annotazione di chi sa come, in qualche caso, «via Trechi, ad esempio», gli ambulanti non utilizzino affatto i servizi attrezzati (generatori, bagni, eccetera) messi a loro disposizione dal Comune. Nota che s’accompagna, tra l’altro, alle richieste degli stessi ambulanti di spostare alcuni mercati perché ritenuti non più redditizi. «Temi che si possono affrontare solo se c’è un comune denominatore: la voglia di non impantanarsi nelle logiche di coorporazione ma difendere invece il bene della città, quella fatta dai commercianti e dai residenti».