Oh Bej Oh Bej «blindati» ma gli abusivi fanno già festa

Nonostante i divieti si lotta per un pezzo d’asfalto in via Legnano. Alla fine «prendono posto» in 235

È qui la festa? Pare proprio di sì. Per qualcuno la festa degli Oh bej Oh bej è iniziata in anticipo. Sono tutti i cosiddetti «abusivi», quelli che hanno posizionato le loro bancarelle fra via Gadio e via Legnano. «Qui hanno messo tutti noi venditori alternativi, si trovano solo merci particolari. Ceramiche, oggetti di terracotta, prodotti biologici ed etnici», racconta un giovane sudamericano.
«Io sono qui da martedì notte - racconta un giovane artigiano toscano - c'è stata una corsa ad accaparrarsi il posto ed è successo di tutto». E non sono mancati i momenti di tensione, a quanto pare. Tutti vorrebbero il posto migliore in cui posizionare la loro mercanzia e qualcuno supera la metratura prevista, tre metri, e si allarga rubando spazio agli altri espositori. E scoppiano i litigi. «È tutta colpa dei senegalesi - accusa una donna -, sono arroganti e senza chiedere niente si sistemano dove vogliono, ormai la fiera è tutta loro». Ma nulla riesce a mitigare l'atmosfera festaiola. Fuori da un furgone, in via Legnano, un donna senegalese ha allestito una cucina ambulante e in una lamiera ha improvvisato un «barbecue». Vista con gli occhi di un forestiero, via Legnano, sembra un «accampamento» infilato dentro il centro della città. Un serpentone di roulotte affianca la strada e nel vialetto è un susseguirsi di bivacchi, qualcuno scarica damigiane di vino dai camion, qualcuno mangia attorno a un tavolo da campeggio. «Anche io sono arrivato ieri sera, sono stato sveglio tutta la notte per riuscire a trovare un posto decente e adesso per quattro giorni devo dormire in macchina. C'è poca organizzazione, qui tutto è lasciato alla legge del più forte. Non è giusto, noi stiamo qui più che per i soldi, per far festa e alla fine ce ne andiamo con poche centinaia di euro di incasso». Ma per qualcuno le accuse sono anche più pesanti. «Gira voce che alcuni venditori diano dei soldi sottobanco per avere un posto migliore. Certi arrivano all'ultimo momento e si sistemano subito. Non è possibile». Ma Ben Aziza Ahmed, del comitato organizzatore, rispedisce le accuse al mittente: «Io da solo mi occupo della sistemazione di 235 bancarelle. Lavoro giorno e notte e faccio il possibile per il funzionamento di questo evento. Gli unici problemi quest'anno li abbiamo avuti con i senegalesi».
Ma i malumori non sono solo relativi alla sistemazione delle bancarelle. «Sono un artigiano e vendo oggetti che produco personalmente - racconta un venditore -. Ma fra gli stranieri, molti vendono oggetti standardizzati e magari anche falsi». La lotta nei confronti dei prodotti «taroccati» è una priorità anche del Comune. «Abbiamo davanti una vera e propria rivoluzione culturale - sottolinea Tiziana Maiolo, assessore alle Attività produttive -, per aiutare i cittadini a comprendere le gravi conseguenze del banale gesto di acquisto di merce falsa».