Oh bej Oh bej, Castello promosso (con riserva)

L’ira dei commercianti contro gli abusivi riuniti in viale Alemagna: «Nessuno interviene». Ma per comprare i capi falsi c’era la ressa

Marta Bravi

Il sole splende finalmente sulla fiera degli «Oh Bej! Oh Bej!» flagellata nei giorni scorsi da pioggia e freddo. «La pioggia ci ha rovinati», dicono dalle bancarelle che cingono il Castello. Meteo a parte, i 414 venditori ambulanti regolari sono soddisfatti della nuova location: più spazio tra una fila di banchi e l’altra che permette alla gente di passeggiare con agio e, soprattutto, di ammirare i colorati prodotti in vendita, dalle borse di lana cotta ai cappelli fatti a mano, passando per le leccornie e le specialità regionali. Non solo, la disposizione ad anello dei banchi impedisce che il flusso di potenziali acquirenti si disperda, come avveniva intorno a piazza Sant’Ambrogio, nelle vie laterali. Particolarmente contenti di aver abbandonato gli «odiati» vicoli, come via Necchi e via sant’Agnese, i rigattieri e gli antiquari. «Essere in una viuzza dietro sant’Ambrogio era come non esserci», lamenta un antiquario. «Mi è capitato di finire in via sant’Agnese, ma era una posizione svantaggiata perché la via era poco frequentata. Qui, invece, siamo tutti nella stessa posizione ben visibile», gli fa eco un rigattiere.
«Si è persa la tradizione e manca l’atmosfera che c’era gli scorsi anni», è il controcanto di chi prova, invece, nostalgia per quei vicoli annebbiati dai fumi del vin brulé e delle salamelle sulla piastra.
Secondo vantaggio della nuova sede la possibilità, per gli ambulanti, di avere il furgone parcheggiato alle spalle dei banchetti, cosa che ha evitato a tutti di dover trasportare i pesanti sacchi per metri o di fare avanti e indietro per rifornire i banchi vuoti. Non molto, a detta dei commercianti, che ripetono come un ritornello: «C’è crisi».
Insomma Castello promosso dagli ambulanti, meno dai cittadini che per quattro giorni hanno dovuto fare i conti con la chiusura al traffico di piazza Castello, via Sella, via Beltrami, via Ricasoli, via Minghetti e via Jacini, oltre a viale Alemagna, chiuso inaspettatamente per l’occupazione di oltre mille abusivi.
Altra nota dolente, di cui hanno fatto le spese soprattutto bar, ristoranti e i negozi della zona, la scarsità dei bagni messi a disposizione dal Comune. «I bagni del negozio - dicono da Decathlon di largo Cairoli - hanno subito un vero e proprio assalto. Non è giusto che siamo noi a supplire a questa mancanza». Difficile obiettare: basta guardare le file interminabili davanti alle toilette di bar e ristoranti.
Anche la Triennale faceva i conti ieri: il servizio di vigilanza ventiquattro ore su ventiquattro per quattro giorni, per tenere libera l’entrata, cui si aggiunge la perdita dei biglietti, la metà rispetto al solito, per lo stesso motivo. Gli abusivi, infatti, hanno messo in piedi una vera e propria cittadella («al di fuori della zona della fiera», sottolinea l’assessore Tiziana Maiolo) che ha cinto d’assedio la Triennale lungo tutto il viale, in cui hanno trovato posto anche il camion della compagnia telefonica Tre. Ultimo giorno, fervono le contrattazioni e la compravendita di vestiti e accessori contraffatti per i quali tutti i milanesi sembrano impazzire: intere famiglie, signore ingioiellate, tutti qui mettono mano al portafoglio, alla faccia dei venditori regolari: «Noi abbiamo pagato 320 euro per avere il permesso, non è giusto ma tutti gli anni è cosi». Rassegnazione, dunque, tra commercianti che anche per la prossima fiera sembrano aver messo in conto il «pacchetto abusivi».