Gli Oi Va Voi, da Londra al Lago Nord

Luca Testoni

«Tutta la musica è "world music". Chi decide che una cosa è "world" o no? Suppongo che il motivo per cui molti ci catalogano come artisti "world" risieda nel fatto che non abbiamo problemi nel dire quali sono le nostre influenze. Diciamo chiaramente: sì, è vero, siamo influenzati dalla musica ungherese e nomade, dai Balcani, dal kletzmer. E, poi, magari ai nostri ascoltatori viene anche voglia di andare a scoprire quella musica tradizionale che evochiamo...» Considerazioni ad alta voce firmate Oi Va Voi, il sestetto di ebrei londinesi ospite di grido nel pomeriggio di Lago Nord Live, l'ormai collaudata kermesse in programma al Parco Lago Nord di Paderno Dugnano (ore 17, ingresso 11 euro, entrata dal parcheggio Carrefour).
Esplosi un paio di anni fa con l'applauditissimo album Laughter Through Tears, gli Oi Va Voi (un'esclamazione da tradurre dall'yiddish con Oh, mio Dio) sono stati additati come l'anomalia della scena pop contemporanea. Un ibrido indefinibile: in bilico tra rave e cultura ebraica, beat digitali e kletzmer. Anche se, a dire il vero, la definizione di kletzmer (la musica che appartiene alla tradizione degli ebrei dell'Est Europa) va forse un po' stretta ai diretti interessati: «In fin dei conti la scena musicale a cui sentiamo di appartenere è più quella identificabile con i Massive Attack e simili. Il recupero delle radici è fondamentale, certo. Ma altrettanto fondamentale per noi è il trovare una formula musicale assolutamente contemporanea. Che dia un senso a quello che facciamo. Per questo adoriamo uno come John Zorn. Quel che conta, poi, è che nella nostra musica non c'è artificio, non facciamo come altre band che si limitano a campionare un suono per dare l'illusione di un'apertura etnica...»
Dal vivo, Sophie Solomon, la bella e statuaria front-woman (per anni Deejay Jungle, ma nello stesso tempo suona il violino fin da quando era bambina...) e soci assicurano uno show tutto rigorosamente suonato, ricco e spensierato. Da grande festa popolare. Che è un po' lo stesso clima che si respira nei concerti della Bandabardò, qui nella veste di supporter di giornata.