Oil for food: cade la prima testa e su Annan calano nuove ombre

Si è dimesso il capo del programma. «Il segretario dell’Onu resta nei guai»

Fausto Biloslavo

Petrolio in cambio di cibo e mazzette. Dovrebbe venire ribattezzato così il programma dell’Onu «oil for food» a favore dell’Irak di Saddam Hussein, che si è rivelato una gigantesca macchina d corruzione. Ieri la commissione d’inchiesta indipendente che indaga sul caso ha incastrato Benon Sevan, l’ex capo del programma, accusandolo di aver intascato una mazzetta di quasi 150mila dollari. Poche ore prima che l’accusa venisse resa pubblica, Sevan, alto funzionario dell’Onu, si è dimesso accusando il segretario generale, Kofi Annan, di averlo usato come «capro espiatorio».
La mazzetta rappresenta solo la punta dell’iceberg tenendo conto che il terzo rapporto della commissione è tornato a sfiorare Annan per mbarazzanti messaggi di posta elettronica scritti dal figlio, Kojo, coinvolto nello scandalo. Sulle e mail sospette ci saranno ulteriori indagini, che si concluderanno con la relazione finale prevista per l’autunno.
Ieri, Paul Volcker ( ex presidente della «Federal reserve», la banca centrale americana), che presiede la commissione d’inchiesta sullo scandalo «Oil for food» ha presentato i risultati del terzo rapporto sugli illeciti compiuti sotto la bandiera dell’Onu. Precedentemente, Sevan era stato accusato di aver quantomeno chiuso un occhio sui maneggi riguardanti 64 miliardi di dollari, fra vendita di petrolio iracheno sotto embargo e acquisto di beni alimentari e medicine per la popolazione. Maneggi che fra mazzette e contrabbando sono stati quantificati in 21 milioni di dollari.
Secondo gli investigatori indipendenti, il funzionario di origine cipriota, che gestì il programma dal 1996 al 2002, era in contatto con l’egiziano Fakhry Abdelnour, proprietario dell’«African Middle East Petroleum», una piccola compagnia che venne inserita nel programma «Oil for food». L’egiziano trasferì 580mila dollari su un conto di Fred Nadler, cognato dell’ex segretario dell’Onu, Boutros-Boutros Ghali, anche lui egiziano e che ideò il sistema «Oil for food». Nadler girò una parte del bonifico, esattamente 147.184 dollari, su conti di una banca di New York intestati a Sevan e a sua moglie. Il rapporto denuncia di «corruzione» l’alto funzionario Onu sostenendo che «grazie alla vendita di petrolio (iracheno, ndr) acquistato dall’“African Middle East Petroleum”, nel contesto del programma gestito da Sevan, quest’ultimo ottenne un rendiconto pecuniario in contanti».
La Commissione d'inchiesta ha raccomandato la sospensione dell'immunità diplomatica a Sevan per consentire un procedimento penale nei suoi confronti. L’interessato si era dimesso poche ore prima scrivendo una lettera di fuoco a Kofi Annan in cui ribadiva di essere innocente e accusava il segretario generale di averlo sacrificato per ragioni di convenienza politica. Lo stesso Annan è stato chiamato in causa ieri dal rapporto della Commissione. Volcker ha detto che il segretario generale «non è ancora fuori dai guai» e che «egli sapeva molto di più di quello che ha ammesso del coinvolgimento del figlio Kojo» nello scandalo «Oil for food». Le prove sono contenute in alcuni messaggi di posta elettronica in possesso degli investigatori. Il lavoro della commissione dovrebbe concludersi a settembre.
Ieri la commissione ha denunciato anche un altro funzionario dell’Onu, il russo Alexander Yakovlev, che tentò di ottenere una mazzetta dalla «Société Générale de Surveillance S.A.», la quale puntava ad un contratto per il programma «Oil for food». Nonostante la corruzione, l’affare non andò in porto, la Commissione ha scoperto «prove persuasive»: Yakovlev intascò 950mila dollari in mazzette al di fuori dello scandalo del petrolio iracheno in cambio di cibo.