«Ok alle regole sui vestiti ma le multe non servono»

Mangiare in piazza, sì o no?
«La multa mi sembra davvero un eccesso. Cosa ne può sapere un bimbo, che non vede l’ora di addentare il suo panino? È vero che in alcune città del mondo è vietato mangiare nei luoghi pubblici, come a Singapore, dove il divieto c’è da tempo. Ma la fame non mi sembra un delitto. Sono inezie, piccoli appigli per non affrontare questioni più importanti. Sono ben altri gli atti di maleducazione in Italia. E poi, mangiare per strada rientra nelle abitudini del nostro Paese. Basta non sporcare, non lasciare rifiuti e cartacce in giro. Abitare una città o viverla da turista, l’importante è rispettarla. Ma qui si tratta, semplicemente, di una questione di civiltà».
Il decoro comprende anche questioni di vestiario e comportamento. Massima libertà?
«Nessuna proibizione sul mangiare, qualche paletto in più sul vestire. Mi sembra giusto avere decoro entrando nei luoghi di culto. Del resto, persino in palestra non si può girare a torso nudo. A maggior ragione in strada. Anche qui, però, non arriverei alle multe. Basterebbe solo un po’ di buon senso da parte di tutti e sarebbe sufficiente il vigile di quartiere a far rispettare un minimo di decenza. Con gentilezza, con un semplice invito, non una minaccia. Ma, alla fine, il riguardo per ciò che ci circonda deve partire dalle abitudini quotidiane».
Tanti i modi di «impossessarsi» prepotentemente degli spazi pubblici e delle città. A cominciare dall’invasione dei «suoi» lucchetti, ormai diffusi ovunque: ponti sui fiumi da nord a sud, ma anche sui lungomare (con chiavi buttate tra le onde), fontane, cancelli...
«I lucchetti sono un’espressione di libertà e di sentimento. Ma non hanno senso al di fuori del terzo lampione di ponte Milvio. Ogni luogo ha la sua storia, la sua leggenda. I lucchetti hanno il loro significato solo in quel contesto. Cosa vuol dire metterli alle grate della casa di Giulietta a Verona? Quello è già un tempio dell’amore, che ha una sua tradizione unica e i suoi riti. Come quello di sfiorare il seno alla statua di Giulietta».