Ok della Merkel, Draghi a un passo dalla Bce

"E' molto vicino alla nostra cultura della stabilità", dice il
cancelliere. Berlusconi: "Un successo per il nostro Paese". Il ministro
dell’Economia ha firmato la lettera ufficiale di candidatura, che sarà
discussa lunedì all’Eurogruppo

Roma - Mario Draghi è ormai ad un centimetro dal traguardo più ambito: la presidenza della Banca centrale europea. Nel pomeriggio di ieri, Giulio Tremonti ha confermato di aver firmato la lettera di candidatura ufficiale da parte del governo italiano, indirizzata al presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker. L’ultimo ostacolo, il «ni» di Angela Merkel, è stato superato grazie a una telefonata, martedì sera, di Silvio Berlusconi alla cancelliera tedesca. «Quando verrà annunciata la candidatura, il governo tedesco la sosterrà», ha confermato un portavoce governativo. «Sono felice, è un bel successo per l’Italia - ha commentato il presidente del Consiglio - e sono sicuro che la nomina di Draghi sarà confermata dai capi di Stato e di governo dell’Unione europea».
Un primo sostegno convinto alla candidatura del governatore di Bankitalia era giunto nelle scorse settimane, da parte del presidente francese Nicolas Sarkozy al ternine del vertice italo-francese di villa Madama. Al oui francese adesso si aggiunge lo ja tedesco, e si sa che anche la Spagna apprezza la soluzione italiana. Assolutamente favorevoli i vertici di Bruxelles, dal presidente della Commissione, Manuel Barroso, che ieri ha sentito Berlusconi, al presidente dell’Eurogruppo, il lussemburghese Juncker.
La Merkel ha dovuto prendere atto di una situazione largamente favorevole al candidato italiano, e si è adeguata. «Conosco Draghi - ha detto al settimanale Die Zeit -: è un uomo interessante e di grande esperienza, ed è molto vicino alla nostre idee di stabilità e di solida attività economica. La Germania - riporta ancora lo Zeit - sosterrà una sua candidatura al ruolo di presidente della Bce». Priva del suo candidato di bandiera, il governatore della Bundesbank, Axel Weber, che si è autoescluso, il cancelliere non ha trovato in patria nomi spendibili per la successione a Jean-Claude Trichet. I suoi margini di manovra si sono ristretti, le perplessità su un italiano alla Bce si sono infrante alla prova dei fatti, e la sua idea di destinare Draghi al Fondo monetario internazionale è durata lo spazio d’un mattino.
La candidatura italiana sarà discussa lunedì alla riunione dell’Eurogruppo. Una candidatura che, dopo il via libera di Berlino, appare ormai «blindata». La procedura è formalmente complessa e prevede numerosi passaggi, ma quel che conta è l’accordo politico in virtù del quale la nomina di Draghi sarà decisa ufficialmente al vertice dei capi di Stato e di governo dell’Unione in giugno. Il mandato del francese Trichet scade il 31 ottobre di quest’anno. Draghi sarà così il terzo presidente della Banca centrale europea dopo l’olandese Wim Duisenberg e, appunto, Trichet. Si tratta di una posizione di enorme importanza e responsabilità, soprattutto in questo momento molto difficile per l’Eurozona. Il governatore italiano avrà il compito di co-gestire, insieme con le autorità politiche europee, il nuovo capitolo della crisi greca e la gestione degli aiuti agli altri Paesi in difficoltà, Irlanda e Portogallo. Inoltre avrà la responsabilità della politica monetaria in un momento di inflazione in ripresa. Una volta insediato, Draghi lascerà la guida del Financial Stability Board, e soprattutto della Banca d’Italia. Anche la partita tutta italiana per Palazzo Koch sarà interessante. Per la successione si fanno i nomi di Fabrizio Saccomanni, direttore generale dell’istituto, di Lorenzo Bini Smaghi, componente del board esecutivo della Bce, e del direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli.