Ok Rai a «Nebbie e delitti» Barbareschi reciterà gratis

Roma Il via libera del cda della Rai alla terza serie della fiction Nebbie e delitti «è una vittoria» per Luca Barbareschi, che però ora vuole «aprire un dibattito politico: le regole devono valere per tutti». «Se io, che sono deputato ma non abbandono il mio lavoro di attore - ha detto il parlamentare del Pdl, vicepresidente della commissione Trasporti della Camera -, ho rinunciato al mio compenso non voglio vedere nessun medico, avvocato, giornalista imprenditore presente in Parlamento continuare a fare il proprio lavoro con i soldi dello Stato».
Il contratto per Nebbie e delitti 3 - peraltro già sul set a Otranto, in Puglia, da tre settimane - era stato bocciato dal cda nella scorsa seduta per la sovrapposizione tra i due ruoli di Barbareschi, deputato e interprete di una fiction che va in onda sull’emittente pubblica. Di qui la sua decisione di rinunciare al compenso, «400mila euro lordi - dice - cioè 100 a puntata, la metà di quanto prendono colleghi che hanno meno esperienza di me. Sono contento che il mio gesto sia stato utile, soprattutto per quel centinaio di persone coinvolte nel progetto che hanno rischiato di perdere il lavoro».
Per l’attore e produttore (che dopo l’elezione alla Camera ha creato un blind trust, cedendo ai soci le proprie quote della Casanova Entertainment), a questo punto tuttavia «si pone un problema: se esiste un conflitto di interessi nei miei confronti, mi chiedo perché non valga anche per tutti i deputati giornalisti che continuano a scrivere su giornali sovvenzionati dallo Stato, o medici che lavorano negli enti ospedalieri sovvenzionati con denaro pubblico, o imprenditori che lavorano con soldi statali. Gli artisti non sono figli di un dio minore, hanno il diritto di mantenere la propria professionalità. E allora se rinuncio io al mio compenso, facciano lo stesso anche gli altri». In realtà dietro il suo caso Barbareschi vede «un disegno politico». Non vuole fare però i nomi dei suoi nemici: «Ne ho più di uno, anche fuori della Rai. Ma va benissimo, sono un vecchio cagnaccio combattivo. Tengo a precisare che in Parlamento non sono voluto entrare né in Vigilanza né in commissione Cultura, che si occupa di contenuti. Ma continuerò a occuparmi a tutto campo di servizio pubblico».