Ok del Senato al biotestamento Non sarà vincolante per i medici

RomaLa volontà del paziente espressa con le dichiarazioni anticipate di trattamento (dat), il suo testamento biologico, non sarà vincolante. Il medico potrà decidere di non tenerne conto. E comunque verrà preso in considerazione soltanto in caso di coma vegetativo. In nessun caso potranno essere sospese la nutrizione e l’idratazione, che non sono considerate trattamenti sanitari ma «forme di sostegno vitale». In sostanza, con questa legge i magistrati non avrebbero potuto emettere la sentenza che ha dato il via libera al distacco del sondino per Eluana Englaro.
Si è conclusa l’affannosa maratona, presieduta da un infaticabile Renato Schifani, con la quale l’assemblea di Palazzo Madama ha portato al traguardo il disegno di legge sul fine vita con 150 voti favorevoli, 123 contrari e 3 astensioni. Va riconosciuto che si tratta di un risultato sul quale fino a poche settimane fa nessuno avrebbe scommesso. Ma la drammatica vicenda Englaro ha evidenziato un vuoto legislativo e scatenato un’onda emotiva imponendo una spinta propulsiva inarrestabile ai lavori del Senato, dove si discuteva di testamento biologico da anni senza approdare a nulla. Quella stessa onda emotiva ha fatto saltare tutti i tavoli ed i ragionamenti politici, provocando la nascita di nuove alleanze trasversali tra i cattolici del Pd e quelli del Pdl, ma alla fine sorprendentemente ricompattando il Pd che ha votato contro il ddl con due soli dissidenti, Emanuela Baio Dossi e Claudio Gustavino, proprio sulla questione del «non vincolante».
Un punto, tiene a chiarire il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, che per il centrodestra non era mai stato in discussione. «Nel ddl le dat non sono mai state vincolanti - spiega la Roccella - perché nell’articolo 7, chiarendo il ruolo del medico, si precisa che deve tenere conto delle dat ma è libero di decidere altrimenti». La Roccella evidenzia come sia stato proprio il voto negativo del Pd ad escludere invece due emendamenti espressione di due richieste dell’opposizione che, osserva la Roccella, «ha compiuto un evidente errore politico». Il primo, a firma di Lucio Malan, Pdl, e sostenuto dalla maggioranza, avrebbe allargato la platea dei pazienti per i quali possono essere prese in considerazione le dat. L’altro del Pd avrebbe ammorbidito l’obbligo di non sospendere idratazione e nutrizione.
Nella sua dichiarazione di voto la presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, ha ribadito che il suo partito è contro l’eutanasia e che in questo caso si trattava di distinguere tra «vita artificiale e morte naturale». È toccato al vicepresidente dei senatori, Gaetano Quagliariello, replicare attraverso la dichiarazione di voto che era necessario intervenire per fermare «la lobby che vuole introdurre l’eutanasia senza chiamarla col suo nome».
Tra i dissidenti del Pdl che hanno votato contro il provvedimento (sette) Malan ha auspicato un miglioramento del testo alla Camera, mentre Marcello Pera si è detto contrario ad una legge non necessaria perché la tutela della vita ed il no all’eutanasia sono già contenuti negli articoli 2 e 32 della nostra Costituzione. Nel ddl si vieta espressamente «ogni forma di eutanasia ed ogni forma di assistenza o aiuto al suicidio». Si ribadisce invece che la vita umana «è inviolabile ed indisponibile»