Okkupazioni, Action alza le barricate

PIANO Esisterebbe già una mappa con un primo elenco di centri sociali e palazzi da «liberare»

«Noi la casa non la paghiamo». E’ il titolo quanto mai emblematico e attuale della serata in programma venerdì 12 dicembre alla Casa Occupata di via di Portonaccio, al Tiburtino. Stringono le fila i collettivi, Action. Temono che il Comune passi dalle parole ai fatti. Ossia agli sgomberi.
A Roma i centri sociali legati alla sinistra sono ben 35. Alcuni stanno in periferia, altri però okkupano abusivamente degli spazi pregiati. Come l’ex Cinodromo a Ponte Marconi, okkupato da Acrobax. O come il monastero secentesco di Sant’Ambrogio, vicino piazza Mattei, in pieno centro storico, nelle mani di «Rialtoccupato» fino a quattro mesi fa.
Ad aprile 2008 quelli di Corto Circuito, via Serafini (Don Bosco), hanno festeggiato i diciotto anni di okkupazione. Via Serafini era uno spazio abbandonato, dicono loro. In realtà era una scuola elementare, in ristrutturazione, l’unica esistente nella zona. C’è chi, dietro il paravento dei comitati di lotta per la casa, ha occupato edifici pubblici, dando alloggio agli immigrati, ma intascando però l’affitto. A titolo di «rimborso spese», come avviene nella camorra. E guai a non pagare, ne sa qualcosa una famiglia nigeriana in via Selinunte. E poi ristoranti a pagamento, concerti con musica sparata a tutto volume fino all’alba, spaccio di droga. Nessun controllo delle forze dell’ordine, nessun pagamento alla Siae (milioni di euro evasi), niente di niente. Tutto ampiamente documentato. Affari d’oro, ordini del giorno e delibere comunali, reati, illeciti.
Dopo che l’«Horus» di piazza Sempione, però, il 21 ottobre scorso è stato liberato dalla polizia e restituito al proprietario, il sindaco Gianni Alemanno ha annunciato «l’inizio di una nuova stagione di sgomberi». Il vento in città sta cambiando. Esisterebbe, anzi, già da un mese, una mappa secretata presso i vertici delle forze dell’ordine, con un primo elenco di centri sociali abusivi e palazzi okkupati da sgomberare. Di sicuro verrà fatta una netta distinzione fra locali privati e locali pubblici. Finora le richieste di intervento da parte dei privati erano state sistematicamente ignorate dall’amministrazione. Via Carlo Felice (Banca d’Italia), via dei Volsci.... Ora saranno prioritarie. «Abbiamo già avuto 22 domande dai privati» dice Antonio Lucarelli, capo della segreteria di Alemanno.
Per quanto riguarda il patrimonio comunale, invece, è tuttora in vigore la delibera Canale del 1996. Che sanava le occupazioni antecedenti al 1995, previo pagamento di canone e arretrati. Senza però, come abbiamo visto, che nessuno abbia pagato niente. E’ di questi giorni la protesta dei centri sociali: le domande di regolarizzazione sono in attesa da anni, dicono.
Ma la protesta va rispedita al mittente. Se le domande non sono mai state esaminate, è solamente per un tacito accordo fra i centri sociali e il Campidoglio. Tu occupi il locale, era il patto, noi vediamo le carte e intanto non paghi. E così, sono passati dodici anni. Sarebbe interessante sapere che ne pensa la Corte dei Conti di chi al Comune non ha verificato una sola situazione. Con rilevanti perdite per l’erario.
Al momento nell’elenco degli «spazi dati in concessione» figurano solo tre centri sociali: la Maggiolina (situato a via Bencivenga), il Brancaleone (di via Levanna), Podere Rosa (a via Diego Fabbri). Questi tre hanno presumibilmente le carte in regola, anche se si ignora se il canone venga pagato effettivamente.
Nell’elenco, invece, degli spazi «utilizzati con procedure di verifica/concessione in atto» ci sono altri nove centri sociali: Villaggio Globale (Testaccio), la Locomotiva (via Bertero), la Cacciarella (Casal Bruciato), Zona Rischio (Casalbertone), El Chentro (Tor Bella Monaca), La Strada (Garbatella), Forte Prenestino, Corto Circuito, Shaka Zulu (Ostia). Degli altri 22 il Campidoglio non ha neppure un pezzo di carta in mano.
Nella prossima puntata vedremo quali sono i centri sociali che rischiano lo sgombero.