Le «okkupazioni»? Sono impunite

Il Sulpm: «Invece di requisire alloggi ai privati il Comune dovrebbe ristabilire la legalità»

Rita Smordoni

Emergenza abitativa a Roma. Dopo anni di tavoli di confronto interistituzionali, interminabili discussioni e rimpalli di competenze, l’ancora di salvataggio a cui ora si aggrappano gli amministratori capitolini è rappresentata dai futuri provvedimenti di requisizione di alloggi privati.
Una soluzione, questa, che fa indignare il Sulpm, il Sindacato unitario dei lavoratori della polizia municipale, che per bocca del segretario romano, Alessandro Marchetti, bacchetta la giunta comunale. «Come si fa a parlare di requisire le case private, quando Veltroni ha lasciato, nel corso di 5 anni, che migliaia di case popolari del Comune e dell’Ater venissero occupate abusivamente?».
Secondo i dati in possesso del sindacato, gli alloggi occupati dai senza titolo dal 1999 (anno dell’ultima sanatoria) ad oggi, sarebbero più di 6mila. Cifre sottostimate, avverte Marchetti, poiché il Nip (Nucleo informativo patrimonio della Polizia Municipale), preposto al controllo dei centomila appartamenti e alla repressione dell’abusivismo, è composto da solo 20 uomini ed è dotato di computer e automezzi «riciclati». «Se il Nip fosse stato dotato di un organico maggiore, il controllo sul territorio sarebbe potuto avvenire in maniera capillare e avrebbe fatto emergere, probabilmente, più delle seimila occupazioni riscontrate». Il sindaco, accusa il sindacalista, ha perso l’occasione di dare, ai cittadini in attesa nella graduatoria delle assegnazioni, la certezza del diritto alla casa. Marchetti ricostruisce 5 anni di promesse non mantenute: «La legge della Regione Lazio n.12/1999 ha dato ai comuni la responsabilità di assegnare e revocare l’utilizzazione di alloggi popolari, ma anche di ordinare gli sgomberi degli alloggi occupati. La successiva legge regionale n.18/2000 ha invece regolarizzato le occupazioni abusive avvenute prima del 30 settembre 1999. Quest’ultimo provvedimento avrebbe dovuto segnare l’azzeramento delle occupazioni abusive avvenute dopo questa data, e i sindaci dei comuni sui quali insistono gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, unici responsabili delle politiche di tutela e di gestione del patrimonio alloggiativo, avrebbero dovuto cominciare a sgomberare gli alloggi occupati abusivamente, ma ciò non è avvenuto».
Ormai il fenomeno delle occupazioni abusive è incontenibile. I senza titolo se ne infischiano della legge e delle sanzioni, e non hanno paura di essere allontanati perché sanno che la forza pubblica difficilmente viene fornita al Comune e all’Ater per azioni di sgombero. La tranquillità degli occupanti abusivi nasce anche da un’aspettativa di sanatoria, che in genere avviene dopo un certo numero di anni. Da ricordare che la Regione ha legiferato dal 1987 ben 5 sanatorie, l’ultima è del settembre 1999. Le sanatorie hanno dato a molti occupanti abusivi la possibilità di essere riconosciuti assegnatari a pieno titolo, scavalcando le graduatorie ufficiali. «Se il Comune avesse fatto il proprio dovere - rimarca Marchetti - probabilmente oggi Action non avrebbe avuto la possibilità di aprire Sportelli casa nei municipi. Inoltre, se il Comune avesse cominciato a sgomberare gli alloggi occupati, avrebbe costituito un monito per molti occupanti, sia per quelli che sfondano le porte, sia per quelli che pagano per entrare. Chi sarebbe disposto a pagare decine di migliaia di euro per il subentro, se poi all’improvviso arrivano i poliziotti municipali e ti sgomberano perché sei senza titolo?.
Altra nota dolente, il meccanismo del «bando aperto» delle graduatorie degli assegnatari. Grazie ad esso, si dovrebbero avere in tempo reale i nomi delle famiglie disponibili per l’assegnazione degli alloggi, scongiurando il rischio di occupazioni. Di fatto, però, il meccanismo non riesce a produrre i suoi effetti, perché le informazioni che provengono dagli uffici preposti non sono tempestive: «Una volta - ricorda Stefania Rodà, dirigente Sulpm presso il Nip, ora confluito nel Gruppo sicurezza sociale urbana - riuscimmo a recuperare un appartamento a Tor Bella Monaca di venerdì sera. Lo piantonammo in attesa che il Comune trovasse un assegnatario. Siamo stati dentro fino a lunedì. Non ci hanno pagato neanche gli straordinari».