Olè: con Shakira, Bosé e Martin ecco la fiesta del Live Aid Latino

Il 29 marzo, da New York a Madrid a Buenos Aires, lo show per l’Africa. Sul palco anche Jennifer Lopez e Enrique Iglesias

da Madrid

Sembra che Bob Geldof, dopo aver appreso la notizia, sia impietrito in una smorfia di sconforto. Il suo Live Aid, la gigantesca creatura che dal 1985 ha riscattato una carriera non proprio entusiasmante, il prossimo 29 marzo del 2008 avrà una versione latina. E non per merito del buon Geldof, ma della America Latina Acción Social (Alas), fondazione impegnata contro la povertà in America Latina, creata da cantanti come Miguel Bosé, i Manà, Juanes, Shakira e Alejandro Sanz e che ha come presidente onorario lo scrittore colombiano Gabriel García Márquez.
La Fundación, dopo avere fatto del bene nel continente latinoamericano, ora dirige le sue attenzioni all’Africa, sfidando Geldof che, contro la fame in quelle Nazioni, organizzò ben undici megaconcerti, partendo da Londra e Philadelphia il 13 luglio 1985 e arrivando, vent’anni dopo, allo show in contemporanea in nove Paesi, Italia compresa. Tirando le somme (e lasciando da parte le polemiche), furono 250 gli artisti coinvolti con un audience mondiale di quasi tre miliardi di persone, più vari cd e dvd che destinarono al continente africano aiuti per oltre 300 milioni di dollari. Una quantità enorme di soldi, un grande momento di solidarietà (per l’occasione si riunirono sul palco di Hyde Park persino i Pink Floyd) che non bastò a realizzare il nobile e ambizioso scopo inseguito febbrilmente da Geldof e riassunto nel motto «Make poverty history», «Rendiamo la povertà una pagina di storia».
Ora con simili intenzioni e con una tale ingombrante eredità, il Live Aid Latino proverà a mettere un altro cerotto alla sofferente Africa, senza rischiare di assomigliare a una maldestra imitazione di quello che sanno fare i Paesi che hanno inventato il music business. Anche se c’è la tentazione di dimostrare che gli artisti latini, da Ricky Martin a Jennifer Lopez, sono da anni in vetta alle hit parade di tutto il mondo. La grande kermesse si terrà - come confermato ieri da José Marie Michavila, segretaria della Alas - il 29 marzo e i concerti si svolgeranno contemporaneamente in quattro metropoli a forte presenza latina come Madrid, Buenos Aires, Città del Messico e New York. Superstar dell’evento saranno Shakira, Ricky Martin, Miguel Bosè (candidato a essere il nuovo Geldof latino per il suo impegno nel sociale), i messicani Manà, Juanes (che il 23 ottobre pubblica il nuovo album La vida es un ratico), Enrique Iglesias e Jennifer Lopez che, se fossero confermate le voci sulla sua gravidanza, potrebbe fare una veloce comparsata col pancione. Ci saranno anche Alejandro Sanz, l’Eros Ramazzotti spagnolo che ha duettato con Shakira, e altre star ispaniche, non famosissime in Italia, come David Bisbal, Alex Ubago, Calamaro e Fito y Fitipaldi.
Per il Messico al Live Aid Latino ci sarà Alejandro Fernandez e per l’Argentina Diego Torres, mentre Chayanne canterà per Puerto Rico. Ma sono attese nuove conferme e alla lista degli artisti, da qui a marzo, si aggiungeranno altre stelle latinoamericane, e probabilmente alcuni artisti «gringos», da sempre impegnati nel sociale, come Rem, U2, Coldplay e Wyclef Jean. C’è già chi accarezza il sogno di rivedere riuniti i Pink Floyd, dopo i famosi trenta impagabili minuti (non suonavano insieme da 25 anni) regalati due anni fa a Londra. C’è tanto entusiasmo e tanta voglia di fare, anche se qualcuno ricorda sinistramente le parole dette da Bob Geldof due anni fa: «In Africa la situazione ora è molto peggiore di quanto fosse vent’anni fa». Persino lui sembra dire che gli sforzi del mondo musicale sono stati inutili. Ma forse era solo la frustrazione professionale dell’artista, costretto a cantare sul palco (e in diretta tv), davanti a tre miliardi di telespettatori il suo unico successo risalente al 1979: I Don’t like mondays.