Olanda e Venezuela ai ferri corti per le Antille

Andrea Nativi

Olanda e Venezuela sono ai ferri corti, con il ministro della Difesa dell’Aia che in Parlamento accusa il presidente venezuelano, Hugo Chavez, di avere «messo gli occhi» sulle Antille olandesi, e Chavez che risponde definendo il ministro olandese «una pedina degli Stati Uniti».
Non siamo a una crisi come quella delle Falkland, che nel 1982 portò Argentina e Gran Bretagna alla guerra, e da entrambe le parti si cerca di gettare acqua sul fuoco. Tuttavia il modo più semplice per evitare brutte sorprese consiste nel prepararsi al peggio, ed è proprio questo che, con discrezione, sta facendo l’Olanda, rafforzando le guarnigioni nei Caraibi e attuando una serie di esercitazioni che consentono di oliare le capacità militari, verificare la capacità di far affluire rapidamente rinforzi in caso di necessità e intensificare la collaborazione con i partner nella regione, a partire dagli Usa.
L’occasione propizia arriva con le esercitazioni che sono in corso o stanno per iniziare: una task force aeronavale Usa, guidata dalla portaerei George Washington, sarà impegnata per due mesi nelle manovre Partnerships of the Americas, con Paesi amici e alleati. Contemporaneamente, in Giamaica, olandesi e inglesi conducono attività formative e di addestramento con l’Operazione Tradewinds. Gli olandesi hanno poi organizzato le esercitazioni Joint Caribbean Lion 2006, che vedranno il coinvolgimento di Usa, Francia e Belgio, e che porteranno nelle Antille quasi 4.000 soldati olandesi addizionali, un distaccamento di aerei da combattimento F-16, unità navali, veicoli corazzati. Certo, ufficialmente queste attività sono pianificate da tempo e non hanno carattere di monito al Venezuela, ma di fatto suggeriscono a Chavez di non giocare col fuoco.
L’Olanda possiede, a 50 km dalle coste venezuelane, le isole di Aruba, Curacao e Bonaire. Le altre isole delle Antille olandesi (St. Marteens, Saba e St. Eustatious) sono invece 800 km più a nord, e si trovano quindi relativamente al sicuro. Soprattutto Curacao è strategica, con i suoi impianti di raffinazione petrolifera, oltre che rinomata meta turistica.
A livello locale, posto che nel 2007 l’attuale federazione sarà sciolta e che ciascuna isola sarà autonoma, ancorché posta sotto la corona olandese, sia pure con forme differenziate, non c’è nessuna richiesta di indipendenza.
Pochi sono quindi disposti ad ascoltare le tirate di Chavez contro i «colonialisti olandesi». Tuttavia i piani del governo dell’Aia, volti a ridurre gradualmente la presenza militare, mantenendo un presidio ridotto ma continuando a condurre operazioni antidroga, saranno verosimilmente rivisti. Specie considerando il formidabile riarmo lanciato dal Venezuela. Se oggi Chavez ha capacità militari ridotte, la situazione cambierà con l’ingresso in servizio degli armamenti che sta acquistando ovunque possibile.
Con comando a Curacao, dove si trova la base navale di Willemstad, e altre installazioni ad Aruba e St. Maarten, le forze olandesi contavano mediamente una fregata, alcuni velivoli da pattugliamento marittimo, una forza anfibia con due compagnie di marines, mentre agli aeroporti accolgono a rotazione velivoli olandesi e anche aerei americani schierati per il controllo dei mari caraibici in funzione antidroga. Ora queste forze saranno potenziate. Nel contempo è in vista un’offensiva diplomatica, e il ministro degli Esteri olandese prevede di visitare il Venezuela entro luglio.
Ma Hugo Chavez, che ha aperto il fuoco sull’Olanda perché, nella sua paranoia antiamericana, considera le isolette olandesi come un trampolino di lancio per una invasione americana del Venezuela, ha probabilmente ottenuto l’effetto contrario: ha rinsaldato i rapporti tra l’Aia e Washington, e ha stimolato un rafforzamento delle difese antillane.
Tutti del resto ricordano che le Falkland furono invase perché a difenderle c’era solo una nave oceanografica e una compagnia di Royal Marines. In presenza di un deterrente militare credibile, Chavez ci penserà due volte prima di tentare qualche avventura.