Olanda, Romania, Francia: Europa crudele con l’Italia

Girone di ferro. Donadoni: "Me lo sentivo". Il solito Domenech lascia la conferenza stampa innervosito da una domanda su Materazzi. La nazionale di Seedorf primo pericolo, quella di Mutu la rivelazione

"E' un girone di fuoco" suggerisce Mutu. "No, è il girone della morte" ribatte il ct orange Marco Van Basten. "Più che girone di ferro sembra un girone di acciaio" suggeriscono dall'Italia. Il dibattito fiorito sull’aggettivo da abbinare all’urna di Lucerna, per scolpire la fase finale di euro 2008 (si comincia il 7 giugno, chiusura il 29 giugno), sembra persino più attraente di quello canonico sul valore tecnico, molto impegnativo, del gruppo targato C. Bisogna ringraziare la manina calda di Klinsmann, ct nell’estate del 2006 con la Germania domata a Dortmund da Lippi e i suoi eroi.

L’Italia di Donadoni è finita in un’autentica morsa: rischia di finire schiacciata tra rivali di grande spessore, olandesi, romeni e francesi in successione. Come al solito, fondamentale risulterà la prima sfida, proprio come ai mondiali 2006 (contro il Ghana), contro Seedorf: appuntamento a Berna lunedì 9 giugno (ore 20.45). Decisiva la seconda, contro la rivelazione del torneo, la Romania di Chivu e Mutu, il 13 giugno a Zurigo (ore 18). A quel punto, per qualificarsi ai quarti, l’ennesimo duello rusticano con la Francia dell’insopportabile Domenech (17 giugno a Zurigo ore 20.45), può diventare anche ininfluente. Capitasse a Donadoni quel che accadde a Lippi, col passaggio ai quarti la nazionale si ritroverebbe una strada spalancata davanti, verso la finale del 29 giugno.

Le reazioni Contano anche quelle, le reazioni immediate dei diretti interessati, per decifrare gli umori autentici. Prendete per esempio Victor Piturca, ct della Romania, che la prende in allegria. «Sarà una passeggiata» commenta ironico. Forse perché è consapevole di rappresentare la mina vagante del girone: può decidere, in qualche modo, la qualificazione. Prendete invece quel simpaticone di Domenech: gli pongono un quesito sull’incrocio pericoloso con Materazzi e lui prende cappello e abbandona la conferenza-stampa stizzito. Come un politico qualsiasi preso in castagna dalla domanda più attesa dell’anno. «A questa domanda non voglio rispondere e non mi piace scherzare su questo argomento», replica quasi si trattasse di mettere in discussione la bellezza della Gioconda. Non dorme tranquillo, Domenech, dopo aver beccato ben tre punti di distacco, dagli azzurri, nel girone di qualificazione concluso qualche settimana prima. «Duro, molto duro»: la chiosa di Marco Van Basten è in perfetto, gelido stile orange e si sposa alla perfezione col personaggio che non sa risultare originale ma nemmeno sgarbato.

Il contratto Anche a casa Italia si parla un linguaggio diverso. Giancarlo Abete, il presidente, prova a esorcizzare i rischi. «Girone impegnativo ma assolutamente alla nostra portata», sostiene convinto il dirigente. Assoluto cosa? Via, anche per l’Italia campione del mondo, scavalcare l’asticella fissata da Olanda e Francia non è semplice. Accadde a Dino Zoff, uno dei testimonial del sorteggio, nel 2000, incrociare in sequenza gli stessi rivali (Romania, Olanda di Rijkaard e in finale la Francia). Allora il titolo continentale sfuggì nei supplementari per quella rasoiata di Trezeguet. Più aderente alla realtà, il commento di Roberto Donadoni, il ct dal volto triste e a scadenza di contratto: «Avevo questo presentimento». A proposito di contratto, la garanzia firmata da Abete cambia le carte in tavola rispetto alle frasi pronunciate a Modena. «Dico subito che la questione del contratto di Donadoni sarà affrontata prima degli europei perché non sarebbe professionale farlo dopo. Servirà anche a rendere più facile il lavoro del nostro tecnico», la dichiarazione che vale come un impegno solenne. Modificata la strategia della federcalcio: anche a Donadoni sarà garantito lo stesso trattamento riservato a tutti i suoi predecessori, conferma del contratto prima di partire per la fase finale dell’europeo.

Pronostico I rischi di uscire di scena sono più di uno, inutile illudersi. Molto, se non tutto, dipenderà dallo stato psico-fisico dei 23 azzurri da trascinare alla periferia di Vienna (probabile sede del quartier generale azzurro). Non c’è molto tempo a disposizione, dopo la fine della stagione, per ricaricare le pile. Contati i giorni per organizzare uno straccio di ritiro. Servirebbe un finale di campionato poco combattuto o un evento che stuzzichi l’orgoglio della categoria. «Attenti alla Romania, farà sudare», l’avvertimento di Mancini che forse gode di qualche notizia in più sulla consistenza del rivale. Quattro anni fa, in Portogallo, s’impose la Grecia, signor nessuno della brigata. La ricreazione sta per finire. La coppa tornerà nel salotto buono: può vincere la Germania, dalla Romania la sorpresa. Il cammino dell’Italia dipenderà da tre-quattro nomi: Buffon, Cannavaro, Pirlo, Toni.