In Olanda si è capovolto il mondo: fumo vietato ma marijuana libera

Dal primo luglio sigarette proibite nei luoghi pubblici. E lo spinello? Rischi multe solo se contiene anche tabacc; Coffee-shop: business in calo del 39%

«Sarà come entrare in un bar dove è vietato consumare una birra ma è lecito bere whisky, rum o vodka». È l’ultimo paradosso dell’Olanda libertaria dove da ieri, in linea con molti Paesi europei, è entrato in vigore il divieto di fumo. Fumo sì, ma non marijuana. Perché nel paradiso dei fricchettoni dal primo luglio il tabacco nei luoghi pubblici è «out», mentre hashish e marijuana restano «in». Insomma, fumare una sigaretta in un coffee shop potrebbe costare dai 300 euro (per la prima infrazione) ai 2.400 (dopo la quarta infrazione). Fumare uno spinello continuerà a essere un’attività legale. Ma c’è di più: le «canne», di solito composte da un mix di tabacco e marijuana, saranno legali solo se «pure», cioè se interamente composte da quelle sostanze stupefacenti vietate in gran parte del mondo. Un concentrato di thc, insomma, degno di mandare in tilt anche i più avvezzi.
Paradosso su paradosso insomma: perché in Olanda «i rapporti completi nei parchi pubblici» sono autorizzati mentre la sigaretta è vietata. E perché il fumo di marijuana in libertà nei coffee-shop è consentito a tutti fuorché ai poliziotti, persino fuori orario di lavoro.
Le nuove norme anti-fumo, che seguono il trend inaugurato dall’Irlanda e seguito da Svezia, Italia, Malta, Francia, Belgio, Finlandia, Lituania, Portogallo e Regno Unito, hanno provocato la sdegnata reazioni di molti: i tradizionali e più accaniti fumatori, ovviamente, e persino i proprietari dei coffee-shop, certi che la nuova legge penalizzerà anche loro. «Nei ristoranti si va per mangiare, nei bar per bere e nei coffe-shop per fumare. Non si possono vietare le sigarette nei nostri locali», ha riferito indignato al quotidiano tedesco Der Spiegel Mark Jacobsen, membro della Bcd, l’associazione nazionale che raggruppa i proprietari dei locali più in voga dell’Olanda.
Ma come si farà a capire qual è il contenuto reale della sigaretta e se è «cento per cento hashish made», cioè cento per cento legale? Gli agenti potranno sequestrare la sigaretta e portarla in laboratorio e analizzarla. Con beffa finale: se contiene tabacco, scatterà la multa. Di fatto, insomma, sarà difficile punire i trasgressori. Ai coffee-shop resta una chance: separare la zona dei fumatori «puri» dagli «impuri», come avviene ormai in alcuni ristoranti e locali pubblici europei, con la differenza che in Olanda gli «impuri» sono da ieri i semplici fumatori di tabacco e non i consumatori di droghe leggere. «In qualsiasi altra parte del mondo è il contrario - lamenta Jacobsen - semmai si controlla se c’è cannabis nelle sigarette. Da noi invece...».
Il sospetto è che la mossa di includere i coffee-shop nel divieto di fumo rientri nella nuova politica olandese di disincentivo dei locali «alternativi», gli stessi che (sex-shop esclusi) ogni anno portano ad Amsterdam un milione di visitatori pronti a scoprire i piaceri della mecca delle droghe leggere. Solo negli ultimi anni il numero dei coffee-shop è diminuito del 39 per cento a causa del giro di vite sui minori e della revoca delle licenze ai proprietari con la fedina penale sporca. Solo nel 2001 (sono i dati più recenti) le vendite di cannabis nei 720 outlet olandesi hanno raggiunto quota un miliardo e duecentomila euro: ogni spinello costa circa 3 euro e mezzo e un grammo di hashish circa 18 euro.