Gli olandesi che vivono in barca e disegnano Genova

Sul loro sito internet lo chiamano «Dutch design studio based in Italy». Uno studio olandese di design in Italia. E questo non desterebbe alcuna curiosità. Se non fosse che quel “based” non può essere tradotto letterale. Perché della famiglia Polman si può dire tutto ma non che sia radicata a un luogo o alle solide fondamenta medioevali di un palazzo genovese.
Tra nomadi e sedentari, la grande differenzazione che ha diviso il mondo da sempre, i Polman hanno avuto coraggio. Hanno scelto la prima soluzione. E hanno attraccato il loro studio di design nel porto di Genova.
I Polman vivono nel loro yacht e lavorano nel Porto Antico, in via al Ponte Reale.
Dal 2001 percorrono il mar Mediterraneo e si fermano nei porti che offre, come fossero in una sorta di piazzetta accogliente, dove fermarsi a prendere un caffè.
Dal cuore dell’Olanda e dell’Europa, hanno voluto vedere il blu e respirare il salmastro. Togliersi dal grigiore del grande Nord e gettarsi nei colori, nei suoni e nei sapori del Sud del mondo. Imbarcati con loro, alla scoperta del mondo, i due figli allora di due e tre anni, con i quali volevano dividere ogni momento della loro infanzia. Vederli crescere.
Tre anni di viaggio, che li ha portati dalla Spagna al Portogallo, da Ibiza al Sud della Sardegna, nel piccolo paese di Calasetta, i Polman hanno continuato a lavorare e a vivere con i loro figli esperienze particolari, collezionando album di fotografie irripetibili. Poi sono tornati in Olanda, per una decisione risolutiva. Hanno venduto tutto e hanno ripreso il mare un’altra volta.
Meta Genova. Qui hanno aperto il loro provvisorio studio di design e sono andati alla scoperta di quella che Antoinette Van Den Berg, la moglie di Coert Polman, ha definito «un Eden segreto».
Sul suo sito, www.antoinettevandenberg.com, ma c’è anche l’altro, www.napolifoto.com, ribadisce: «Amiamo Genova per la sua posizione internazionale. In due ore possiamo raggiungere Milano, Amsterdam o Parigi». Un’affermazione che lascia perplessi. Che piace sentire perché ha un retrogusto antico, ottocentesco. Quando Genova era effettivamente al centro del mondo. E Garibaldi partiva da lì.
E quasi dispiace ammettere che si è al centro del mondo e nessuno se ne accorge.
I figli di Antoinette e Coert sono iscritti alle Ravasco. Antoinette ogni mattina li accompagna a scuola. «Genova è a misura di bambino. Amiamo camminare per il centro storico senza traffico, nelle piccole viuzze. Non è una città alla moda, ma perché nessuno ancora la conosce. Ed è questo che amo. Di questa città amo la diversità».
Bionda, alta e ben vestita, Antoinette non passa inosservata e forse anche le suorine chiudono un occhio sulle sue minigonne che certamente si può permettere e che attirano gli sguardi invidiosi di qualche madre. Antoniette è raffinata ed effervescente come la sedia blu Fluwelen Stoel, che fa bella mostra di sé sul sito di design. Un mix tra tradizione e innovazione.
Con la sua macchina fotografica continua a catturare volti di italiani, mercati, prodotti tipici locali, alla ricerca di suggestioni e ispirazioni per il suo lavoro. A Napoli ha rubato 5mila scatti. «Era l’anno che abbiamo trascorso a Pantelleria» dice disinvolta. Ironica ride del suo cattivo italiano e dei doppi sensi che nascono quando una così bella e appariscente ragazza specifica che «vive al porto».
Divisi comunque tra Napoli, Milano e l’America, i Polman sono l’elogio dell’instabilità, della fedeltà al movimento come fosse effettivamente l’unica cosa stabile della vita. E alla domanda: programmi per il futuro? ti guardano perplessi, quasi imbarazzati. «Un altro anno a Genova sicuramente, ma poi... chissà!».