«Olandesi, non imitate la Francia»

Elo Foti

nostro inviato all’Aia

«Non dobbiamo lasciarci influenzare dal voto francese», hanno detto negli ultimi giorni, e anche ieri mattina in una trasmissione televisiva, sia il primo ministro olandese Jan Peter Balkenende che il suo ministro degli Esteri Ben Bot, esortando i connazionali a votare «sì» nel referendum di mercoledì prossimo sulla nuova Costituzione della Ue, il primo nella storia del Paese. I due, è chiaro, temevano che da Parigi giungesse l’annuncio della vittoria del «no». Timori confermati in serata. La sentenza di ieri, secondo i politici e i commentatori dell’Aia, potrebbe condizionare gli olandesi inducendoli a votare in modo analogo.
Stando ai sondaggi che si susseguono da settimane, dopodomani dalle urne dovrebbe uscire sconfitto il sì. Ma il divario si è ridotto: il più recente rilevamento dà al «nee» il 56 per cento e il 44 allo «ja». Qualche giorno prima i contrari erano al 63 e i favorevoli al 37. L’affluenza sarà probabilmente bassa. Il referendum che si tiene nei Paesi Bassi, a differenza di quello francese, non è vincolante per il governo, il quale ha comunicato che prenderà in considerazione l’esito della consultazione soltanto se al voto avrà partecipato almeno il 30 per cento degli aventi diritto. In questo caso, e se ci fosse la bocciatura della Magna Charta, Balkenende si dimetterebbe? «Nee», ha annunciato il premier a conclusione del programma «Buitenhof», trasmesso ieri a mezzogiorno da Nederland Drie (il terzo canale della Tv di Stato), e di cui era ospite con Bot.
Oltre ad avere invitato i concittadini a non prendere come riferimento il risultato della Francia, il primo ministro ha affermato che la Costituzione «porterà più democrazia in Europa». Ha ribadito di ritenere errato, come fanno i sostenitori del no, che il Documento redatto dalla Convenzione sotto la regia di Valéry Giscad d’Estaing riduca la sovranità nazionale. «L’Olanda resta Olanda».
Il «nee» si è avvantaggiato tra Amsterdam e Rotterdam soprattutto perché sempre più gente localizza nel Palazzo del potere di Bruxelles i responsabili del malessere che serpeggia a casa loro e nel resto dell’Unione, a cominciare dalla recessione economica, dai rincari sopravvenuti con l’introduzione dell’euro e dal prospettato ingresso della Turchia. Balkenende ha puntualizzato che si tratta di problemi «che non hanno nulla a che vedere con la Costituzione europea». Nei Paesi Bassi, come in Italia e altrove, l’avvento della moneta unica è sfuggito al controllo dei governi. «Mi rendo conto della rabbia provocata dagli aumenti dei prezzi con l’arrivo dell’euro, ma ciò è da imputare solo ai proprietari di locali e negozi che hanno approfittato della situazione per incassare di più», sostiene il primo ministro.
Balkenende si sta impegnando al massimo per spiegare le ragioni che consigliano di scegliere il «sì». In un’intervista al quotidiano Algemeen Dagblad, apparsa sabato, ha fatto ricorso anche all’orgoglio nazionale. «Gli altri Stati della Ue - ha dichiarato - ci considerano campioni dell’integrazione europea, un Paese che ha sempre svolto un lavoro critico e costruttivo con le istituzioni internazionali. La nostra reputazione dipende da come ci comporteremo il 1° giugno».
Nella vetrina di una libreria dell’Aia, a pochi passi dal Parlamento, è esposta una maxifoto della «Ragazza con l’orecchino di perla», il celeberrimo quadro di Jan Vermeer ospitato nella vicina Mauritshuis. Quel volto, enigmatico quasi quanto quello di Mona Lisa, sembra chiedere: «Ja of nee?».

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