Olazabal è in vena di regali ma Tiger è già cannibale

Mario Camicia

Sembra ieri. Invece sono ormai dieci anni che Tiger Woods è passato al professionismo sconvolgendo il pianeta golf, facendo suoi dieci titoli del Grande Slam, dominando la scena mondiale. E come iniziare in modo migliore la seconda decade della sua carriera se non con una vittoria? Detto fatto. Ed eccolo il Tiger di sempre andare all’assalto del suo primo torneo del 2006, il Buick Invitational, partire dalle retrovie dopo un 71 iniziale per riportarsi alle spalle dei leader al termine delle prime 54 buche e poi dare la zampata all’ultima buca del giro finale per conquistare lo spareggio, intimidire i due avversari e poi vincere il torneo alla seconda buca di play-off senza nemmeno bisogno di strafare.
Quello visto a San Diego, in California, su due percorsi del Torrey Pines Golf Club, è stato il Tiger delle grandi occasioni soprattutto nelle ultime due giornate che hanno visto i concorrenti qualificati giocare sul South Course difficile ed impegnativo ben più del North sul quale i partecipanti si erano alternati nei primi due giri.
Con il successo nel Buick - che per inciso ha accresciuto il suo conto in banca di 918mila dollari - Tiger è alla sua quarantasettesima vittoria sul Tour americano e alla sua quarta - anche questo un record - nel Buick. Un successo quest’ultimo costruito, come dicevamo, negli ultimi due giri ma soprattutto sulle ultime 18 buche nelle quali Tiger, malgrado qualche colpo ed alcuni putt fuori linea e misura, ha troncato i sogni di gloria di avversari del calibro di Sergio Garcia, Phil Mickelson e di Olazabal che con partenza fulminante era riuscito a prendere la testa della classifica nell’ultimo giro dopo il cedimento iniziale di Garcia leader insieme all’australiano Rod Pampling dopo le prime 54 buche. Le ultime 18 buche sono state davvero un alternarsi di colpi di scena con dodici giocatori che si sono succeduti anche se per poco al comando della classifica che alla fine ha poi visto tre giocatori trovarsi appaiati al comando: José Maria Olazabal, il debuttante australiano - solo al suo secondo torneo americano - Nathan Green ed appunto Tiger Woods che ha conquistato il diritto al play-off imbucando un bel putt per il birdie proprio alla buca finale.
Si tornava alla 18 per lo spareggio ed il meno esperto - ma già felice così - Green usciva di scena con un bogey mentre Tiger mancava un putt imbucabile per il birdie per chiudere la partita con Olazabal. Alla 16, par 3, seconda buca di play-off Olazabal terminava in bunker ma recuperava da par suo con un’uscita ad un metro e 20 dalla buca, mancando malauguratamente il putt per il par e regalando così la vittoria a Tiger. Un Tiger felice per il successo ma sportivamente dispiaciuto - come lui stesso ha dichiarato - per aver vinto grazie ad un banale errore dell’avversario.
Sul Tour europeo meritatissima la vittoria di Henrik Stenson, il ventinovenne svedese che la settima precedente aveva perso sul filo di lana il torneo di Abu Dhabi nei confronti dell’americano Chris Dimarco. Stavolta Stenson non si è fatto beffare: è andato al comando già nella prima giornata del Qatar Masters e lì è rimasto fino al termine delle 72 buche rintuzzando tutti gli attacchi degli avversari.