Old John prevarrà: è più credibile

John McCain può vincere le elezioni perché è un candidato credibile, non brillante forse, ma credibile, e il discorso di accettazione pronunciato a St. Paul, insieme all’intera Convention, tutto il partito unito sul serio intorno al prescelto, lo dimostra.
Niente scene da rockstar, le rughe e gli anni mostrati con l’orgoglio che dà l’esperienza, il taglio di un Ronald Reagan o di un Bill Clinton, il presidente democratico che ha citato non per caso, sapendo di riferirsi all’anti-Obama.
Il senatore dell’Arizona ha trovato un vice ideale nella governatrice dell’Alaska, Sarah Palin, la donna tutta valori, determinazione e capacità oratoria, che gli ha fatto ritrovare i conservatori e il popolo della «Bible belt». Insomma, quel sano populismo necessario per vincerne la resistenza atavica a quelli di Washington. L’ex sindaco di New York, Rudy Giuliani, che pure avrebbe voluto essere al suo posto, ma che ha saputo ritirarsi in tempo, gli aveva tolto l’onere del sarcasmo nei confronti della star avversaria.
Old John ha parlato da presidente. Ha fatto un discorso di centro, come con brutta terminologia usiamo dire, perché è lì che è stato saldamente tutta la vita, un moderato anche da eroe di guerra, un uomo di ideali mai strombazzati, sempre onorati. Quando il veterano di guerra McCain dice «Country first», la patria prima di tutto e davanti a tutto, lo pensa. Quando accetta la candidatura in nome e per conto del Paese, ci crede.
Sa che il suo avversario, il giovane e «inesperto» Barack Obama, rappresenta solo una fetta minoritaria di radicali, e che gli elettori democratici sono i primi a dubitare. Ma dubitano anche gli indecisi, gli indipendenti, i fan di Hillary.
Saranno loro il primo martedì di novembre a fare la differenza, e a loro McCain ha ricordato quanto statalismo e quanto assistenzialismo gravino il programma del candidato democratico, che aumenterebbe le tasse e ridarebbe potere alle Unions, i sindacati che proprio durante la presidenza di Bill Clinton furono messi nell’angolo.
Quanto a lui, da presidente ridurrà il potere di Washington come ha sempre fatto anche da senatore, e, da vero patriota, difenderà la sicurezza degli Stati Uniti ma non si butterà in avventure di guerra. Io dico che ce la fa, e lo spero.