Olga Kern «recupera» in Sala Verdi

Piera Anna Franini

È figlia della Russia musicale, di un Paese un tempo fucina di uno stuolo di interpreti di talento e di insegnanti di rango. Lei ha vissuto in pieno la fase di transizione verso la nuova Russia, quella che ora favorisce il libero mercato musicale e non pone grandi ostacoli a espatri (o almeno non si ha più notizia di fughe rocambolesche alla Viktoria Mullova o alla Vladmir Horowitz). Al tempo stesso ha goduto dei benefici della superba scuola musicale della Mosca dei tempi sovietici.
Parliamo della pianista Olga Kern, venuta alla ribalta con la medaglia d’oro al Concorso Val Cliburn del 2001. Tecnica da vendere – ma in questo avrebbe una lunga schiera di concorrenti - e soprattutto carisma, personalità di quelle che non passano inosservate, “tanto fuoco” come dicono i colleghi nel descriverla. Una leonessa della tastiera, un po’ alla maniera di Martha Argerich (per ricorrere a un modello femminile).
La Kern torna a Milano domani sera in Conservatorio, ospite – di rito – della Società dei Concerti. Recupera così il recital dello scorso 26 aprile saltato all’ultimo minuto per ragioni di salute.
La pianista rende omaggio alla Russia convulsa di Shostakovich (3 Preludi e Fughe op. 87) e va dritta al cuore del pianismo di Mendelssohn (Variations Sérieuses op. 54 e lo Scherzo da Tre Fantasie e Capricci op. 16) e di Beethoven (Sonata op. 53 “Waldstein”). Punta, infine, agli effetti speciali della Rapsodia Spagnola di Liszt.
La Kern è cresciuta in una famiglia di musicisti: si narra che la trisavola fosse amica di Caikovskij e che la bisnonna cantasse accompagnata da Rachmaninov al pianoforte. Di sicuro sappiamo che la sua avventura pianistica è iniziata subito, a cinque anni, con il famoso insegnante Evgenij Timakin alla Scuola Centrale di Mosca. Prima del lancio definitivo, già s’era aggiudicata undici medaglie d’oro.
Così come la Cina rappresenta il Paese emergente anche nelle questioni del pentagramma, la Kern probabilmente incarna uno degli ultimi esemplari della Russia musicalmente agguerrita, quella che intimidiva a ogni concorso musicale: regolarmente vinto da un interprete russo, selezionato con cura certosina (l’Urss non poteva sfigurare).
Sappiamo che ora scuole di rango come la Gnessin, l’istituto moscovita per bimbi superdotati (uno su tutti, il pianista Kissin), per sostenersi apre i battenti anche a studenti d’Occidente rinunciando all’esclusività dei tempi d’oro.