Olgiata, svolta nel giallo: isolato un dna maschile

Clamorosa novità sull'omicidio della contessa Della Torre. Gli esperti della procura hanno individuato la traccia di muco su un fazzoletto di carta. Esclusi i vecchi indagati: Iacono e Manuel

Roma - Un dna può riaprire il caso dopo 17 anni. Forse siamo a una svolta per l’inchiesta sull’omicidio della contessa Alberica Filo Della Torre, la nobildonna romana strangolata e colpita con uno zoccolo alla testa nella sua villa dell’Olgiata il 10 luglio 1991. Il profilo di un dna maschile è stato isolato dagli esperti nominati dalla procura su uno dei reperti esaminati dopo la riapertura dell’inchiesta. La procura ha intanto chiesto l’archiviazione delle posizioni di Roberto Iacono e del filippino Winston Manuel, storici indagati per omicidio volontario e poi risultati estranei, i cui nominativi erano stati riscritti nell’apposito registro della procura come atto dovuto.

Il muco Secondo quanto si è appreso, il profilo di dna è stato prelevato da una traccia di muco trovata su un fazzoletto di carta trovato nella stanza della vittima e repertato insieme con altri oggetti, i pantaloni dei Winston e Iacono, il lenzuolo del letto della contessa, lo zoccolo con il quale fu colpita alla testa e alcuni indumenti intimi. A svolgere l’accertamento sono stati i professori Paolo Arbarello, Carla Vecchiotti e Vincenzo Pascali, consulenti nominati dal procuratore aggiunto Italo Ormanni e dall’allora sostituto Settembrino Nebbioso.

L'inchiesta Dalle comparazioni eseguite è emerso che il dna non appartenga né a Manuel, che faceva parte del personale di servizio della villa dell’Olgiate, né a Iacono, figlio della governante dei figli della contessa. Da qui la l’ulteriore richiesta di archiviazione delle loro posizioni. I nuovi test di laboratorio erano stati disposti affinché i reperti fossero riesaminati con l’ausilio delle nuove e più sofisticate tecniche di indagine, specie quelle relative all’identificazione delle tracce biologiche. La nuova inchiesta giudiziaria era partita nel gennaio dello scorso anno in seguito a un’istanza di Pietro Mattei, marito della nobildonna morta all’età di 42 anni.

Il dna All’istanza era allegata una consulenza dei biologi Francesco Fiorentino e Marina Baldi dalla quale emerge che le nuove tecnologie, in particolare quelle sull’identificazione del dna, hanno "una sensibilità di circa mille volte superiore a quella delle metodologie utilizzate" all’epoca dagli esperti Ernesto D’Aloia e Angelo Fiori.