Oli usati, raccolta record lo scorso anno

da Milano

Dopo quattro anni di raccolta continuamente in crescita record, il Consorzio obbligatorio degli oli usati (Coou) per il 2007 ha deciso di dimezzare il contributo alle spese per il ritiro pagato dai produttori di olio industriale nuovo, che è stato portato a 0,025 euro al litro, il valore più basso degli ultimi vent’anni. Il Consorzio, infatti, raccoglie attraverso 71 imprese locali gli oli usati per la lubrificazione di auto e macchinari industriali: delle 547mila tonnellate di olio nuovo che sono state vendute sul mercato italiano, lo scorso anno il Consorzio ne ha recuperate il 39,5%, sette punti percentuali in più rispetto a quattro anni prima, in totale oltre 216mila tonnellate.
I lubrificanti usati sono definiti per legge «rifiuto pericoloso» e non possono essere smaltiti in discarica perché inquinerebbero terreni e falde acquifere. «L’olio viene recuperato senza costi per le industrie che lo cedono - ha fatto notare Paolo Tomasi, presidente del Consorzio - poi viene lavorato da quattro raffinerie italiane, rimesso sul mercato e ceduto come prodotto di base con le stesse caratteristiche di un olio nuovo».
In base alla legge che lo ha costituito nell’82, il Consorzio (diventato operativo dell’84) non può fare utili, ed è stato il miglioramento dei risultati a permettere di ridurre il contributo versato dalle aziende. «Nel 2006 il gettito complessivo del contributo è stato di 12 milioni di euro - ha spiegato Tomasi - a cui si sommano i 25 milioni che provengono dalla vendita dell’olio rigenerato. Quello raccolto viene riutilizzato come olio-base e il rimanente viene ceduto ai cementifici che lo bruciano in impianti speciali, nel pieno rispetto dell’ambiente».
Ma dove vanno a finire le tonnellate di olio che non è stato possibile raccogliere? Secondo un’indagine svolta dal Coou, nel settore autotrazione sarebbe possibile arrivare a un recupero del 56-57% (di fatto nel 2005 il Consorzio è arrivato al 51%), mentre le note dolenti vengono dal settore industriale dove il recupero è stato solo del 26,6%, contro il 34,8% ritenuto possibile. Delle 40mila tonnellate che mancano all’appello, 25mila sarebbero «nascoste» nell’industria, mentre le altre sarebbero responsabilità del «fai da te» degli automobilisti, ma anche dell’agricoltura e della nautica. In ogni caso passi avanti ne sono stati fatti, e di importanti: nel primo anno di attività il Consorzio aveva raccolto 50mila tonnellate di lubrificanti usati, con un risultato più che quadruplicato nel 2006. Lo scorso anno dalle raffinerie sono uscite 108mila tonnellate di basi lubrificanti e 37mila tonnellate di prodotti combustibili e gasoli come sottoprodotto della lavorazione. Un risparmio importante: se non fossero provenuti dal recupero degli oli usati, per il nostro Paese si sarebbe trattato di una spesa aggiuntiva di un miliardo di euro di importazioni di greggio.