«Olimpiade, ora mi aspetto che Prodi ci aiuti»

La Moratti chiede al governo di sostenere la candidatura 2020: «Con Torino è stato fatto»

Giannino della Frattina

La scadenza non è proprio dietro l’angolo, ma la polemica tra Milano e Roma s’infuoca più della fiamma. Olimpica, visto che in ballo c’è ancora una volta l’aggiudicazione di un’edizione dei Giochi. L’importante è organizzare, parafrasando il barone Pierre de Coubertin, perché di accontentarsi di partecipare il sindaco Letizia Moratti non ne vuol proprio nemmeno sentir parlare. Soprattutto dopo che su Roma sono piovuti i miliardi (allora di lire) per i mondiali di calcio Italia ’90, quelli per il Grande Giubileo del 2000 e quelli a pioggia previsti dalla legge per Roma Capitale. Roba che Milano nemmeno se li sogna.
E così ieri, dopo la melina del collega capitolino Walter Veltroni che un giorno chiede e l’altro si rimangia la candidatura per il 2016, lady Letizia ha sferrato l’ultima stoccata. «Milano è pronta a candidarsi per l’edizione del 2020», ha detto in trasferta proprio a Roma durante la riunione delle Città metropolitane nella sede dell’Anci. Sullo sfondo, ovviamente, l’annunciata rinuncia di Veltroni all’ipotesi di una Roma 2016 dopo che tanto aveva fatto e disfatto per ottenere il via libera e la rinuncia di Milano. Forse una tattica astuta per incoraggiare il governo di centrosinsitra, e dunque amico, a scucire i 15 miliardi di euro necessari all’organizzazione. Di un’edizione improbabile, visto che sarebbe la seconda consecutiva in Europa dopo quella del 2012 a Londra.
Comunque un passo indietro di Roma che ha convinto la Moratti all’annuncio. Arrivato a poche ore dal conclave di Lesmo, il seminario con assessori e saggi del Comitato strategico durante il quale si era deciso un rilancio di Milano attraverso una grande strategia di comunicazione e l’organizzazione di grandi eventi internazionali. E quale grande evento è più internazionale di un’Olimpiade? Detto fatto e, in perfetto stile ambrosiano, la proposta è già sul tavolo del premier Romano Prodi atteso a Milano il prossimo 25 luglio. «Così come il governo - le parole della Moratti - ha sostenuto Torino per i Giochi invernali, mi aspetto che faccia la stessa cosa con Milano». Città che cavallerescamente si era fatta da parte di fronte all’indicazione del Coni, sfacciatamente pro-Roma, per la candidatura della Capitale nel 2016. «Noi - spiega il sindaco dopo l’annunciata rinuncia di Veltroni - poniamo seriamente la candidatura di Milano nel caso non dovesse andare in porto quella di Roma per il 2016. E ci aspettiamo il sostegno convinto del governo».
Apriti cielo. Non lasceremo campo libero a Milano, tuonano già da Roma quasi si fosse in presenza di un delitto di lesa maestà. E i centrosinistri capitolini sono già pronti, con una certa faccia tosta, a saltare sull’edizione successiva. «Se il centrodestra non sostiene e non crea le condizioni per la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2016 - minaccia Enzo Foschi, presidente diessino della commissione speciale Roma Capitale alla Regione Lazio - è ovvio e deve essere chiaro che non può pensare che la Capitale possa lasciare il campo libero a Milano nel 2020. Sia ben chiaro che se a Roma non viene sostanzialmente consentito di candidarsi a causa dell’atteggiamento del centrodestra nel 2016, proverà sicuramente a proporsi per il 2020». Con buona pace dello spirito olimpico.