«Olimpiade», la parola più proibita a Torino

Solo gli sponsor possono utilizzare la parola e il logo dei 5 cerchi

Tony Damascelli

Non pronunciare il nome di Olimpiade invano. E non giocare nemmeno con i cinque cerchi. Proibito. Lo dicono le carte, prima il trattato di Nairobi, addì 1982, quindi la legge 17 agosto 2005 numero 167, firmata a La Maddalena da Ciampi, Berlusconi, presidente del Consiglio dei ministri, visto il guardasigilli Castelli.
Tratta della tutela del simbolo olimpico che non può essere oggetto, se non previa autorizzazione del Cio, o del Coni e del Toroc negli eventi dedicati, di registrazione come marchio e quindi utilizzata a fini commerciali, liberi. Il divieto si applica alle parole «Olimpico» e «Olimpiade» in qualsiasi desinenza. Le violazioni comportano per i responsabili sanzioni amministrative che partono da 1000 euro e arrivano a 100mila euro, fatte salve le sanzioni già previste dalla legislazione vigente.
Che vuole dire tutto ciò? Che a Torino e negli altri siti relativi si può scrivere, affiggere, commercializzare soltanto nei luoghi previsti dall’organizzazione tutto ciò che porta il simbolo, logo, disegno, nome dell’Olimpiade e del suo aggettivo. Altrove e altrimenti niente, si dovrà dire e scrivere Giochi della neve, evento sportivo, avvenimento sugli sci, gare sul ghiaccio, sfide in slitta, esibizione sui pattini, salti e acrobazione invernali.
Sarebbe bello sapere come si devono comportare, i vigilantes, con qualche esercizio che già detiene quei nomi o desinenze: un negozio lussuoso di abbigliamento proprio nel centro della città, una ditta di carburanti e petrolio. Abbasseranno la saracinesca? Chiuderanno i rubinetti?
Del resto non bisogna meravigliarsi. Piazza Castello dal 10 al 26 febbraio, periodo «olimpico» (sono in violazione?), si chiamerà Medals Plaza e già immagino la reazione di qualche turineis d’antan o qualche «napuli», come i meridionali vengono chiamati in città e dintorni, quando verrà loro posta la domanda: «Where is Medals Plaza?».
L’opuscolo informativo dice che per assistere alle cerimonie di premiazione che si svolgeranno su quel sito antico «è necessario essere muniti di inviti, distribuiti gratuitamente». Non male «l’invito gratuito», è un inedito assoluto per la lingua madre, non traducibile. Ma seguendo l’istinto maligno basta navigare sui soliti siti Internet per scoprire alcune segnalazioni fastidiose: qualche addetto al servizio d’ordine (vigili urbani) avrebbe aggirato la coda dei cittadini e ritirato 4 tagliandi a testa (il massimo consentito) provocando la rabbia e gli insulti dei comuni mortali in fila dall’alba. Ma è anche vero che su eBay gli stessi «inviti gratuiti» vengono messi in vendita a 100 euro l’uno, Totò vive e regna tra di noi.
Proseguendo sulla strada del provincialismo le gare di pattinaggio di velocità si svolgeranno al Lingotto ma la struttura ha preso all’anagrafe olimpica un nome particolare «Oval». La casa è bianca, d’accordo, ma gli oltre settimila spettatori non si aspettino le esibizioni di Bill Clinton.
La Babel tower, come direbbero i contemporanei, è alla fine assai divertente, aguzza l’ingegno come il quesito della Susi, le lingue vanno frequentate, chi non le conosce le eviti, la globalizzazione prevede lo scambio continuo ma qui siamo in pieno carnevale, con la partecipazione di moltissimi Gianduja e numerose Giacomette, maschere torinesi. Qui il cerchio si chiude, stando attento che non sia uno dei cinque depositati a Nairobi.