Olimpiadi, i cinque cerchi dell’orrore Ma Sarkozy rompe il muro dell’ipocrisia

La questione del Tibet è soltanto la punta di un iceberg in un Paese dove i diritti umani sono calpestati quotidianamente: <strong><a href="/a.pic1?ID=250316" target="_blank">traffico d'organi</a></strong>, <strong><a href="/a.pic1?ID=250315" target="_blank">la politica del figlio unico</a></strong>, <strong><a href="/a.pic1?ID=250319" target="_blank">la pena di morte</a></strong>, <strong><a href="/a.pic1?ID=250320" target="_blank">i campi di rieducazione</a></strong>, <strong><a href="/a.pic1?ID=250321" target="_blank">la censura</a></strong>. Il presidente francese torna a parlare di boicottaggio dei Giochi

La questione del Tibet è la punta dell’iceberg delle violazioni dei diritti umani perpetrati dal regime comunista della Cina, conosciuto per la sistematica violazione di diritti elementari come quelli di libera parola, associazione, religione, stampa, solo per citare i più importanti. La Cina detiene di gran lunga il triste record mondiale delle esecuzioni capitali, aggravato dal frequente impiego degli organi delle vittime in un vergognoso commercio. Per non dire dell’uso sistematico di prigionieri-schiavi nei campi di lavoro, i famigerati laogai dove si finisce anche per motivi di opinione. La repressione in Tibet è dunque solo un aspetto dell’azione di un regime che per definizione non può tollerare alcuna opposizione. E che quando questa osa manifestarsi mostra il suo vero volto. Non a caso in questi giorni i comunicati ufficiali del governo di Pechino sembrano tratti da cronache di trent’anni fa, con l’uso di termini grotteschi come «cricca» e «complotto», ovviamente «destinati a fallire». Ieri sono stati annunciati altri 289 arresti di tibetani nella provincia del Gansu, il che porta il totale a 900 in tutta la Cina. I primi erano stati i 15 monaci arrestati il 10 marzo, le cui foto mostriamo qui a fianco, probabile scintilla della rivolta partita il 14 a Lhasa. Ieri Pechino ha annunciato la chiusura alla stampa internazionale del Tibet e di tutte le aree popolate da tibetani «per ragioni di sicurezza»: un’unica eccezione verrà fatta per un viaggio riservato a soli 10 giornalisti stranieri, che potranno «incontrare i cinesi aggrediti a Lhasa». Inutili le proteste: Pechino aveva a suo tempo promesso libero accesso alla stampa straniera nel Paese in vista dei Giochi. Di fronte a tutto ciò la Francia ha deciso di reagire, usando toni ben più decisi rispetto ad altri Paesi occidentali. Il presidente Nicolas Sarkozy non esclude un boicottaggio della cerimonia di apertura dei Giochi: «Ho detto al presidente Hu che vorrei vedere l’apertura di un dialogo: faccio appello - ha detto - al senso di responsabilità delle autorità cinesi. Tutte le opzioni restano aperte». Il ministro degli Esteri Bernard Kouchner ha definito «inaccettabile» la «repressione cinese». A metà agosto, infine, durante le Olimpiadi, il Dalai Lama sarà ospite in Francia. E la tv di Stato potrebbe non trasmettere i Giochi.