Olimpiadi invernali Una sciatrice donna la portabandiera dell’Iran

Chissà se l’ayatollah ultraconservatore Ahmad Alam Al Hoda, uno dei più influenti religiosi sciiti di Mashad, avrà apprezzato la notizia. Marjan Kalhor, la prima atleta iraniana a partecipare alle Olimpiadi invernali, sarà la portabandiera dell’Iran nella cerimonia d’apertura dei Giochi, che si terrà venerdì a Vancouver. L’ayatollah, invece, spesso su posizioni reazionarie, ha più volte tuonato contro la partecipazione delle donne alle attività sportive, a dimostrazione di come i codici morali, religiosi e politici della Repubblica islamica rendano difficile per le iraniane fare sport. «Le atlete non devono più andare in trasferta all’estero», aveva dichiarato tempo fa Al Hoda durante un sermone, riscuotendo subito successo tra gli esponenti dell’area conservatrice. In gioco, secondo l’ayatollah, ci sono «la dignità del Paese e degli uomini iraniani che devono reagire e difendere l’onore delle proprie donne». Ecco perché la promozione della 22enne Khalor a portabandiera suona più o meno come una piccola rivoluzione culturale nella Repubblica islamica. La slalomista iraniana è riuscita ad aggirare i paletti del codice di comportamento islamico, anche se durante le gare dovrà evitare le aree frequentate da personale maschile e non potrà sedersi accanto a uomini negli impianti di risalita. A dispetto del prestigioso incarico affidato alla giovane Khalor, le amanti dello sport in Iran devono ancora sottostare a leggi, in genere non scritte, che rendono spesso impossibile la pratica di qualsiasi disciplina sportiva. Tanto per fare un esempio, il vicepresidente del comitato olimpico iraniano, Abdolreza Savar, che dovrebbe promuovere lo sport nel suo Paese, si è imposto la missione di «combattere la sottomissione nello sport agli usi occidentali». In un memorandum inviato a tutte le federazioni sportive, Savar ha minacciato «severe punizioni» per tutti gli atleti, «uomini o donne, che non si attengono alle regole islamiche» durante le competizioni. Proprio Savar, alcuni anni fa, aggredì verbalmente un arbitro di Taekwondo colpevole, a suo dire, di aver sollevato il braccio di un’iraniana che aveva vinto un torneo disputatosi a Macao.