Olimpiadi, scordatevi i dilettanti: l’oro di Pechino è roba da milionari

Da Kobe Bryant a Federer, da Yao Ming a Ronaldinho: ecco le star che sgomitano per la gloria. Che vale anche un bel contratto da Paperone

Nel 1992 a Barcellona scelsero gli «arresti domiciliari» e alloggiarono in un carcere riadattato a hotel: diventò l’albergo più lussuoso della città. Quattro anni fa ad Atene, per proteggersi dal rischio attentati, si fecero cullare nelle cabine del più grande transatlantico al mondo, la Queen Mary 2, attraccato al porto del Pireo. A Pechino, risiederanno all'Inter-Continental Hotel, un albergo a 5 stelle nel cuore della capitale cinese. Un lusso per pochi, insomma. Un lusso per chi nel lusso ci vive e ci sguazza. Da sempre. Il motivo? È semplice: guadagnano cifre pazzesche. I Paperoni di queste Olimpiadi sono proprio loro, i giganti dell’Nba. Dei dieci sportivi più facoltosi alle Olimpiadi, sette arrivano dal più prestigioso torneo di basket della Terra. Quattro giocano nel Dream Team Usa, che da sedici anni - dai Giochi di Barcellona del ’92 per l’appunto, ha detto bye-bye al villaggio olimpico e scelto come buen ritiro olimpico alberghi da mille e una notte.

Kobe Bryant e Lebron James si dividono i primi due posti di questa speciale classifica: il primo, secondo una classifica stilata dallo statunitense Forbes, guadagna ogni anno la bellezza di ventiquattro milioni e mezzo di euro, il secondo si ferma - povero lui! - a 23 milioni e ottocentomila. Insieme ad altri due compagni dello squadrone a stelle e strisce, Dwaine Wade (sesto con 16,9 milioni di ingaggio annui) e Jason Kidd (ottavo a 12,5 milioni di euro) sono loro i «quattro moschettieri dei giochi a sei zeri»: ogni volta che scenderanno sul parquet olimpico di Pechino, porteranno in dote ingaggi per un valore totale di 77,7 milioni di euro.

Alla faccia del buon vecchio spirito olimpico e del decoubertiniano «l’importante è partecipare», prontamente ribattezzato «l’importante è guadagnare» anche da altri tre monumenti del basket Nba: Yao Ming, colonna di 223 centimetri della Cina mai così desiderosa di impossessarsi del medagliere finale, che gli Houston Rockets ricoprono con 17,6 milioni di euro all’anno, il tedesco Dirk Nowitzki (ottavo con 15,7 milioni di euro) e lo spagnolo Pau Gasol, compagno di Bryant nei Los Angeles Lakers, in coda al gruppo con 9,4 milioni. Tirando le somme, i magnifici sette dell’Nba si portano a casa ogni anno 120,4 milioni di euro. Roba che se un giorno Paperon de’ Paperoni decidesse di partecipare ai giochi olimpici, difficilmente riuscirebbe a entrare in questa particolare classifica.

E anche chi nell’immaginario collettivo è sinonimo di soldi, fama e notorietà deve accontentarsi delle briciole. Nella top-ten dei Paperoni olimpici, compare infatti soltanto un calciatore: Ronaldinho. Uno che non doveva essere a Pechino (partecipa come fuoriquota), uno che per poter far parte della selezione olimpica brasiliana ha dovuto sudare le fatidiche sette camicie per strappare un «sì» al suo ex presidente Juan Laporta, folgorato dalla voglia di aggiungere alla sua bacheca di trionfi un oro olimpico. Il brasiliano nel 2007, tra ingaggi e sponsorizzazioni varie, ha guadagnato 23,2 milioni di euro. Al Milan dopo il suo famoso «fanculo dinero», ne guadagnerà un po’ meno, ma va bene lo stesso: per adesso si deve accontentare della medaglia di bronzo degli atleti più ricchi; sportivamente parlando, soltanto il campo - Messi e Rocchi permettendo - ci dirà se il brasiliano vale una medaglia più prestigiosa.

E le donne? Se non fosse stata bloccata da una spalla malandrina, mentre era già mentalmente in volo per Pechino, sarebbe Maria Sharapova la sportiva più pagata con i suoi 16,3 milioni di euro. E allora lo sport in gonnella deve accontentarsi degli oltre due milioni di dollari di Serena Williams raggranellati nell’ultimo anno grazie ai montepremi dei vari tornei. Degli atleti azzurri nemmeno l’ombra, nella speranza che tutti abbiano preso spunto da Roberto Cammarelle e dalla sua rinuncia a diventare un pugile professionista per ambire all’oro olimpico. Quando i soldi non sono tutto...