Olindo e Rosa finalmente insieme. Domani alla sbarra per la strage

Si apre il processo per il massacro di Erba. Ma il dibattimento dovrà chiarire molti lati ancora oscuri

Felice Manti - Edoardo Montolli

Como - Domani a Como, a poco più di un anno dalla strage di Erba dell'11 dicembre 2006, inizierà il processo contro Olindo Romano e Rosa Bazzi, accusati della quadruplice mattanza che ha sconvolto la tranquillità di Erba. Anche se l'esito finale sembra già scritto, domani le verità di un’inchiesta non facile troveranno i primi riscontri nel racconto di oltre 200 testimoni. Ma sono ancora tante le circostanze che il processo dovrà chiarire. A cominciare dal ruolo dei due imputati, che si dichiarano estranei alla strage. Alla verosimiglianza di quelle confessioni, poi ritrattate, che non sono riuscite a spiegare fino in fondo tutta la dinamica di quei terribili momenti. E a quei pensieri vergati in un diario-Bibbia da Olindo in carcere e che il Giornale ha mostrato in esclusiva, nei quali il netturbino prima ammette gli omicidi, poi si proclama innocente e grida al complotto. Anche la scienza, tramite la perizia dei Ris, sarà chiamata a fornire il suo responso. E anche questo sentiero - come ha dimostrato il Giornale nei mesi scorsi - si annuncia irto per l'accusa, visto che gli esperti guidati dal colonnello Garofano non hanno trovato Dna dei due coniugi sulla scena del delitto, né tracce biologiche delle vittime nell'appartamento dei Romano. Tanto che la Procura ha deciso di non chiamare i Ris a testimoniare. Lo ha fatto la difesa, guidata da Fabio Schembri e Luisa Bordeaux, che al processo si giocherà altre carte «nascoste» nelle 157 testimonianze richieste. Come quella di Nello Balossino, esperto in ricostruzioni tridimensionali al computer, che ha realizzato l'identikit di quello che sarebbe il vero killer. Un volto ricostruito sulla base delle prime dichiarazioni rese il 15 dicembre 2006 dall'unico superstite, Mario Frigerio, prima della testimonianza vera e propria che inchiodò Olindo. Quando il teste disse che il suo aggressore era di etnia araba, di carnagione olivastra, più alto di lui di 10 cm e soprattutto mai visto prima. Senza le confessioni dei due imputati, la testimonianza in aula di Frigerio, insieme alla macchia di sangue di una delle vittime trovata nell'auto dei Romano, sarà fondamentale. Il superstite è tornato a farsi sentire dopo mesi passati lontano dai riflettori, ha detto di essere «pronto per il processo. Domani, però, non sarà in aula. «Arriverà quando sarà il suo momento», precisa il suo avvocato Manuel Gabrielli, che potrebbe essere estromesso dalla difesa perché i legali dei Romano lo hanno chiamato a testimoniare, visto che anche lui era presente nella stanza d'ospedale a Como, quando pochi giorni dopo il primo riconoscimento, Frigerio individuò nel «bianco» e ben noto vicino di casa il suo aggressore.

Azouz Marzouk, invece, ci sarà. Il 27enne tunisino, che nella strage ha perso la moglie Raffaella Castagna e il figlio Youssef, da qualche mese in galera per una storia di droga, si costituirà parte civile e ha già chiesto che i suoi genitori vengano interrogati sul suo rapporto con Raffaella.