Olindo: "Io e Rosa trattati come bestie"

Romano torna alla prima versione, quella resa prima del fermo, e ribadisce l'innocenza sua e della moglie: "All'inizio abbiamo confessato, ma poi ho riacquisito la mia dignità. In carcere ci trattavano come bestie. Quella sera? Siamo stati da McDonald's a Como"

Como - "Siamo stati a Como da Mc Donald’s": durante le sue dichiarazioni spontanee Olindo Romano, imputato con la moglie Rosa Bazzi per la strage di Erba è tornato alla versione, resa prima del suo fermo, per protestare la sua innocenza nel corso dell’udienza di oggi nel processo davanti ai giudici della Corte d’assise di Como. "Quando arrivai c’era folla - ha detto Olindo - poi ho viso il signor Castagna, era un uomo distrutto. Abbiamo incrociato lo sguardo, mi vennero in mente le liti, le banalità, perché lo insultavo". Poi un vicino, che era stato nell’appartamento gli disse che "era peggio di un film dell’orrore". Romano prosegue poi il suo racconto e, trattenendo una crisi di pianto, si domanda: "Che cosa dovevo confessare? Noi non abbiamo ucciso nessuno".

Trattati come bestie In carcere "eravamo trattati come bestie". Olindo Romano lo ha detto concludendo le sue dichiarazioni spontanee . Nel pomeriggio saranno fatti ascoltare gli interrogatorio resi da Olindo e dalla moglie, Rosa Bazzi, il 10 gennaio del 2007, quando confessarono per poi ritrattare. Una scelta così maturata dall’ex netturbino: "Siamo andati avanti a fare i pentiti, perché dovevamo essere credibili, pensi che disprezzo verso di noi da parte di quella gente, degli agenti, non di tutti, che avevamo confessato di aver ucciso un bambino cosa che non avevano fatto. Ci trattavano come bestie - ha proseguito - è stato un calvario fino a maggio, però, per fortuna, ci sono stati il cappellano, la psicologa e l’educatrice che sono state le uniche persone che non ci trattavano come bestie. Abbiamo cambiato l’avvocato, che non capiva niente. È stato grazie alla psicologa, che ho recuperato fiducia in me stesso. Quando a ottobre ho dichiarato la mia innocenza - ha concluso - ho riacquisto la mia dignità e abbiamo deciso di lottare per la libertà, per la verità e basta, quel che viene viene. Tutto qua, ecco che cosa avevo da dire".

Udienza iniziata in ritardo È iniziata sensibilmente in ritardo la nona udienza del processo. Un ritardo dovuto ad un piccolo incidente stradale in cui è rimasto coinvolto il cellulare della penitenziaria che stava accompagnando in tribunale i due imputati. E' molto probabile che a parlare oggi sia soltanto Olindo Romano. Sua moglie, Rosa Bazzi, potrebbe rinunciare all’esame e avvalersi della facoltà di non parlare. "La nostra assistita - spiega Pacia - è due giorni che piange ininterrottamente, soprattutto dopo le pesanti accuse rivolte da Mario Frigerio".