Olindo scrive: «Rosa sogna il fantasma di Raffaella»

Il diario del presunto assassino di Erba: «La giustizia non è uguale per tutti. Eravamo bersagli facili»

Felice MantiEdoardo Montolli

«Rosa mi ha raccontato che sono alcune notti che vede Raffaella davanti alla sua branda, come quella sera, con il sangue che le scende sul volto e i colpi che io le ho inferto quando la uccidemmo. Le ha detto che abbiamo fatto bene a uccidere» e poi chiede alla Rosa di aiutare «mio padre, che è in pericolo». Sono un mix di frasi deliranti e sconcertanti con le quali Olindo riferisce i vaneggiamenti e i sogni della moglie sul suo diario-Bibbia di Olindo, sequestrato dai magistrati di Como nel corso delle indagini integrative sulla strage di Erba. In quei «pizzini», secondo i magistrati, ci sarebbe la conferma della colpevolezza dei due coniugi. «Ci hai rovinato la vita e il resto della nostra esistenza - scrive Romano - dicci cosa vuoi, noi te lo daremo affinché tu possa trovare la pace. Avevi tutto e ci hai rovinato. Che cosa vuoi ancora da noi che stiamo scontando le nostre pene per causa tua e della tua famiglia? Anche per noi verrà la morte e avrà i tuoi occhi, Raffaella». E ancora: «Raffaella vaga tra i due mondi nel vento finché anche lei non troverà la sua pace. Noi ti sentiamo. Ti abbiamo perdonato. Siamo pentiti anche se non completamente. Un giorno ti perdoneremo con tutto l’amore dei nostri cuori». Oppure: «Voi da lassù in cielo, noi qui in terra sappiamo quanto sia grande il nostro pentimento, lo abbiamo già manifestato, ma nessuno se n’è accorto».
La strategia della Procura è chiara: visto che le confessioni sono state ritrattate, ai pm servono nuovi elementi di «ammissione». Ma lo stesso diario potrebbe trasformarsi in un boomerang per l’accusa se in aula dovessero trovare conferma i dubbi avanzati da Olindo sulla dinamica del delitto o sulla traccia di sangue di una delle vittime nella sua auto (visto che Olindo nel diario adombra il sospetto che quella macchia sia stata messa da qualcuno, nda). Sospetti legittimi, visto che nella perizia dei Ris anticipata a novembre dal Giornale, i carabinieri non hanno trovato dna dei due imputati nella scena del delitto né altro sangue delle vittime nella casa dei Romano. Lo stesso diario contiene riflessioni e pensieri che Olindo ha scritto per sé, nei quali lo stesso imputato si dichiara completamente estraneo alla strage. «Quella sera - scrive Olindo pochi mesi dopo le confessioni - né io né mia moglie avevamo il tempo materiale per uccidere i coniugi Frigerio. Altrimenti non avremmo avuto il tempo necessario per salire in auto e uscire dal cortile senza essere visti». «Chiunque li ha uccisi - dirà in un’altra pagina - ha fatto bene». Nella Bibbia ci sono ancora le preoccupazioni di Olindo per le condizioni della moglie: «Oggi pomeriggio ho parlato della Rosa, di come aiutarla a uscire dal suo stato confusionale e di sfiducia anche verso se stessa. Ha paura, la sua cura lo sanno tutti ma per la legge non si può fare. La sua cura sono io con la mia sola presenza e tutto il resto».
Anche il processo si annuncia più complicato del previsto. I difensori degli imputati hanno presentato una lista di oltre 100 testimoni, compreso l’attuale legale del superstite, Mario Frigerio. L’obiettivo di Fabio Schembri e Luisa Bordeaux è chiedere all’avvocato Gabrielli spiegazioni su come l’aggressore riconosciuto da Frigerio si sia trasformato in pochi giorni da un uomo mai visto prima, più alto di lui di 10 cm, di carnagione olivastra e di etnia araba, ma possibile frequentatore dell’appartamento del massacro, nel ben noto vicino di casa Olindo Romano. Sarà il presidente del Tribunale di Como, Alessandro Bianchi, a deciderlo. E dunque il processo potrebbe durare ben oltre marzo, scadenza ipotizzata dallo stesso tribunale secondo alcune indiscrezioni di stampa.