Olindo: tira pugni in faccia a un secondino

A scatenare la furia dell’ex netturbino condannato per la strage di Erba una perdita d’acqua che gli piove sul letto. La guardia carceraria è finita in ospedale

Tanto piovve che Olindo tuonò. L'uomo condannato all'ergastolo con la moglie Rosa Bazzi per la strage di Erba e attualmente detenuto nel carcere delle Novate di Piacenza, martedì mattina avrebbe aggredito una guardia del carcere piemontese. Il motivo? Una busta di plastica, messa sul soffitto della sua cella per evitare che gli piovesse sul letto, come accade ormai da più di due settimane.

Il vice sovrintendente è stato trasportato all'ospedale Guglielmo da Saliceto per essere medicato, soprattutto per escoriazioni al volto. Secondo quanto si è appreso, la guardia stava ispezionando la cella e durante il controllo di routine, cioè la battitura del maganello per verificare eventuali segni di manomissione, avrebbe chiesto al detenuto di spiegare la presenza di quella busta, posta poco sopra l'ingresso della cella. Da qui il diverbio. Secondo l'agente sarebbero volati pugni e calci.

«Macché - replica l'avvocato di Olindo Fabio Schembri -, si è trattato solo di un diverbio. Poiché cadeva sul letto gli era stato detto di spostarlo e di raccogliere l'acqua in una busta di cellophane. A una successiva ispezione, forse l'agente gli ha chiesto ragione di quella busta. Da qui il litigio. Adesso il mio assistito è tranquillo». Uno spintone, o poco più, insomma.

Romano, già sottoposto all'isolamento dopo la condanna in primo grado per la strage di Erba, si trova in isolamento, in un'area con altri trenta detenuti ed è guardato a vista. L'ex netturbino passa le sue giornate in cella leggendo libri. Solo venerdì scorso aveva ricevuto la visita della moglie Rosa Bazzi (la terza da quando i due coniugi sono stati separati), detenuta nel penitenziario di Vercelli. Sull'episodio verrà molto probabilmente aperta una indagine interna. Ma il sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe chiede una punizione esemplare: «Il grave episodio - ha detto il segretario generale Donato Capece - merita una ferma e dura presa di posizione dell'Amministrazione penitenziaria. Ci auguriamo che Olindo Romano sia trasferito in un istituto di massima sicurezza, e che sia sottoposto al regime di sorveglianza particolare previsto dall'articolo 14 bis (previsto per chi si macchia di comportamenti violenti, ndr) e a un lungo periodo di isolamento giudiziario».

Il sindacato ha anche invocato l'intervento del ministro della Giustizia Angelino Alfano e del Commissario straordinario delle carceri Franco Ionta. La reggente della struttura penitenziaria emiliana, Anna Albano, si è detta invece «sgomenta per l'attenzione riservata dai media esclusivamente al detenuto Romano, piuttosto che alle difficili condizioni di sovraffollamento in cui versa la prigione. «Vivo in prima persona le difficoltà del personale e degli agenti - ha spiegato la Albano - che devono gestire, tra mille problemi, i quasi 380 detenuti attualmente presenti, un numero che non è mai stato così alto».
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