Oliver Stone sul set: «Racconto la tragedia delle Torri gemelle»

In «World trade center» il regista ricostruisce la strage dell’11 settembre attraverso la storia di due poliziotti sopravvissuti

Silvia Kramar

da New York

Nel film King Kong, che oggi esce nelle sale americane, la vecchia New York anni Trenta è stata ricostruita alla perfezione. Times Square, coi suoi negozietti d'antiquariato, le rotaie dei tram e le insegne dei teatri, risplende gloriosa sotto la neve; l'Empire State Building, protagonista del finale mozzafiato, appare nella sua immensità futuristica circondato dall'alba rosata dell'ultimo giorno di vita del gorillone. Ma c’è un'altra New York che viene ricostruita, in questi giorni, a migliaia di chilometri di distanza, in un'area industriale semi abbandonata di Marina del Rey, in California. È il set di una New York che, al contrario di quella in cui il gorillone più famoso del mondo sfoga la sua rabbia di re innamorato, non ha nulla di inventato, nulla di divertente. Nulla di quel sapore di favola che King Kong riporta, dopo settant'anni, sugli schermi argentati.
Nell'enorme piazza di Marina del Rey, il regista Oliver Stone ha ricostruito, nei minimi particolari, Ground Zero: con l'esatta replica delle rovine delle due Torri gemelle, ancora fumanti, nell'indimenticabile tragedia dell'11 settembre.
Stone l'ha fatto erigere, con l'aiuto di una straordinaria équipe di tecnici e disegnatori, per il suo nuovo film, che per ora possiede ancora il titolo provvisorio di World trade center e che dovrebbe uscire nei cinema ad agosto e ha chiuso i cancelli intorno all'area, impedendo l'accesso a chiunque, come se si trattasse di un laboratorio nucleare. Ma siccome i newyorchesi hanno immediatamente voluto sapere cosa stesse facendo, pronti a criticare, a correggere e a proteggere la più profonda ferita inferta alla loro città, Stone ha permesso ad un fotografo e ad un giornalista del New York Times di assistere alle prime riprese. Riprese in cui la cinepresa seguiva decine di comparse col viso coperto di polvere e cenere e quell'espressione sgomenta che il pubblico di tutto il mondo ha visto per settimane in Tv. Intorno alle comparse, un tecnico spruzzava una schiuma scura e densa ad un angolo di strada: per imitare la nuvola di polvere e detriti che ha ricoperto, come le ceneri di un vulcano, le strade attorno ai due grattacieli più alti di Manhattan. L'angolo della Church Street e della Vesey Street è proprio lì, ricostruito nei minimi dettagli, quasi vero.
Stone aveva cercato di portare la troupe a Ground Zero, per girare la sua pellicola nella downtown newyorchese, ma il sindaco Mike Bloomberg non gli ha permesso di usare quelle stradine in cui le rovine del World trade center ancora appaiono come uno squarcio sull'anima della città.
«Non volevamo offendere la sensibilità dei newyorchesi» ha spiegato Oliver Stone, anche lui residente nella Grande Mela. «Sapevamo che è un luogo ormai sacro. So anche che gli americani verranno a vedere il mio film pronti anche a criticare, ma spero di offrire un buon film». La storia, a lieto fine, ha come protagonisti John McLaughlin e Will Jimeno (interpretati rispettivamente sullo schermo da Nicolas Cage e da Michael Pena), i due poliziotti che sono usciti vivi, per ultimi, dalle rovine dei grattacieli, gettandosi in caduta libera nel vano dell'ascensore.
Ad ottobre Oliver Stone aveva già girato molte scene nei luoghi newyorchesi cui aveva avuto accesso: Port Authority, la stazione dei pullman, il ferryboat di Staten island e una fermata della metropolitana di Brooklyn. Ma adesso la sua troupe si sta concentrando sulle scene più difficili: quelle in cui McLaughlin e Jimeno sono stati ritrovati da un contabile che si era avventurato nelle cantine del grattacielo, e che saranno girate nell'hangar in cui il miliardario Howard Hughes fece costruire lo Spruce Goose, il suo gigantesco aeroplano. Fuori, nell'enorme set di Ground Zero, la troupe lavora concentrata: molti degli operatori sono stati coinvolti negli affetti dalla strage. Lo stesso Stone ha perso dei buoni amici quella mattina.
«Lavoriamo con due concetti ben precisi - ha spiegato Michael Shamberg, che sta producendo il film per la Paramount - la sensibilità e l'accuratezza. Stone sa benissimo che la sua creatività, in questo progetto, deve essere sotto controllo. Non possiamo offendere nessuno». Non è facile, ma il set di Ground Zero è così perfetto nei particolari che, vedendo le prime fotografie un vigile del fuoco di New York sopravvissuto alla tragedia ha ringraziato il regista: «Ditegli per favore di raccontare la storia di quel tragico giorno senza aggiungere nulla. Senza addolcirla con finali hollywoodiani».