Oliveri: «Blocchiamo il declino di Genova»

«Madri, state tranquille. I vostri figli non saranno lasciati soli»: è l’impegno assunto da Renata Oliveri, candidata presidente della Provincia di Genova per la Casa delle Libertà, di fronte all’acuirsi dei problemi che investono la famiglia e i giovani in cerca di occupazione. «Mi sento di fare una promessa - precisa - che non ha nulla a che fare con la propaganda elettorale, e molto invece con le richieste, le istanze, la partecipazione che ho riscontrato nel corso di questi mesi intensi e bellissimi di confronto con la gente».
Una campagna che l’ha portata a percorrere in lungo e in largo il territorio.
«Tanti chilometri percorsi e tante persone che si sono riconosciute in un rapporto forte, profondo con me e con i progetti che illustravo» replica subito lei, già stretta collaboratrice di Rinaldo Magnani, poi assessore regionale nella giunta di Sandro Biasotti.
I sindaci, innanzi tutto, ma non solo.
«Infatti. Devo dire però che ai sindaci, a tutti i 67 primi cittadini del territorio provinciale, mi sono rivolta anche con una lettera allegata al programma elettorale. Una lettera che è anche una dichiarazione di disponibilità a lavorare insieme».
Piena collaborazione al di là degli schieramenti.
«Ho voluto mettere nero su bianco che, se sarò eletta presidente della Provincia, la mia porta sarà sempre aperta per ascoltare i problemi, le idee, le richieste di tutti. A qualunque parte politica appartengano».
Una conferma di quello che dicono: che lei, Renata Oliveri, abbia consensi trasversali.
«Se lo dicono, ci sarà del vero... In ogni caso, io sono profondamente convinta che nei prossimi anni gli abitanti della Provincia in buona parte si giocheranno il futuro proprio e dei propri figli».
E quindi bisogna cambiare, invertire la tendenza.
«È indispensabile che l’amministrazione provinciale non sia più, come è stato in questi ultimi anni, un ente che assiste passivamente al declino che stiamo vivendo, gestendo l’ordinaria amministrazione, ma diventi qualcosa di diverso. E cioè diventi “utile“: per i Comuni, a cominciare da quelli piccoli, per l’entroterra che va considerato una grande risorsa da unire al valore rappresentato dalla costa, per il lavoro e per le imprese, e di conseguenza per i cittadini».
In che modo?
«I compiti della Provincia sono di guida in settori fondamentali quali la formazione, i trasporti extraurbani, la difesa del suolo e dell’ambiente. Questi compiti possono diventare, con la collaborazione dei rappresentanti delle comunità comunali, un autentico volano per lo sviluppo. Ma non basta: a questi compiti si deve accompagnare un ruolo propulsivo per la realizzazione delle grandi infrastrutture, per lo sviluppo dei traffici marittimi, per un rilancio dell’occupazione attraverso la collaborazione con le comunità locali e con le imprese».
Un compito tutt’altro che secondario. Eppure qualcuno sostiene ancora che la Provincia non serve...
«A parte il fatto che la nostra terra è bellissima e dobbiamo essere in grado di proporla in Italia e all’estero come un territorio dove è bello vivere e lavorare, non è il caso di fare confusione fra quello che è stato fatto e quello che invece si poteva e si doveva fare».
È il caso di spiegare la differenza.
«Il declino di questi anni (la nostra Provincia ha perduto oltre il 15 per cento degli abitanti, l’età media è diventata la più alta d’Italia, i nostri giovani sanno di dover emigrare per poter avere un futuro) ha visto l’assoluta inattività da parte dell’ente che maggiormente potrebbe proporsi come rappresentante di una collaborazione tra il capoluogo e i piccoli centri, tra la costa e l’entroterra, tra l’impresa e il lavoro. Una passività alla quale mi ribello».
Tutta colpa del presidente Repetto, o ci sono state anche difficoltà oggettive?
«D’accordo sulle difficoltà. Ma non sono sufficienti a spiegare il declino. Che, invece, è conseguenza in buona parte di inerzia, di gestione dell’esistente, di incapacità di ascoltare quanto proviene da chi vive tutti i giorni a contatto con i problemi della gente».
Il problema dei problemi, però, resta quello del lavoro. La Provincia può fare molto per contribuire a risolverlo.
«È un compito primario. Al centro del mio impegno programmatico c’è proprio il lavoro, la solidarietà, la sicurezza e l’apertura alle idee nuove, perché le idee nuove saranno sempre più l’energia che farà funzionare lo sviluppo. In questa campagna ho capito e valorizzato l’importanza di ascoltare prima di agire: vale per tutti, istituzioni cittadini, parti economiche e sociali».
Così rischia anche di guadagnare il voto dei sindacalisti.
«Più concretamente, dico che accolgo volentieri l’appello dei sindacato Cgil, Cisl e Uil per un impegno sulla concertazione come metodo di lavoro e come rapporto sistematico da estendere a tutti i soggetti interessati alla vita e allo sviluppo del territorio».
Ma la cura che propone Renata Oliveri è drastica.
«Parliamoci chiaro, la situazione è seria, non servono palliativi. Bisogna reagire al declino di Genova e del suo territorio che, nonostante le straordinarie potenzialità e risorse a disposizione, sono rimasti indietro perché privi di un progetto strategico, bloccato da amministrazioni incapaci di affrontare i problemi e compiere scelte necessarie».
Come cambiare?
«Avviare un nuovo sviluppo è la questione vitale per riprendere a crescere e migliorare la qualità della vita della nostra comunità. I nostri valori sono il rispetto del cittadino, la fiducia nel mercato, la tutela della sicurezza, l’apertura a idee nuove. In questo ambito, è essenziale coniugare competitività e qualità della vita, conseguire un nuovo sviluppo puntando sul rilancio del porto e delle attività logistiche, investendo in ricerca e nuove tecnologie per attrarre nuovi investimenti e valorizzare le eccellenze già presenti: nautica, elettronica, turismo».
La Provincia ce la può fare?
«La Provincia ce la deve fare. Può offrire un contributo importante per le funzioni che svolge. Io sono scesa in campo per questo».