Olmert: ci ritireremo dalla maggior parte dei territori occupati

Per Ehud Olmert l’importante è agire. Per Tony Blair negoziare. Passa tra queste due parole la differenza d’idee «ufficiale» tra i due premier sul secondo ritiro israeliano destinato a concentrare la presenza dei coloni in Cisgiordania in tre grandi blocchi e a dar vita a uno Stato palestinese contiguo a quello israeliano. Le due diverse interpretazioni non sono solo una sfumatura. Ritornato dalla Casa Bianca con in tasca un consenso americano superiore alle sue aspettative, Olmert ha dedicato la tappa londinese e quella odierna a Parigi a cercar di convincere anche l’Europa sulla necessità di agire in fretta, evitando un pericoloso stallo capace di inasprire le difficoltà del conflitto mediorientale. «Malgrado i nostri sforzi evidenti, potremmo non riuscire a raggiungere l’obiettivo di negoziare con i palestinesi secondo i principi stabiliti dalla Road map», ha affermato Olmert, sottolineando comunque che Israele «continuerà» con il ritiro parziale dalla Cisgiordania. «Siamo pronti a ritirarci dalla maggior parte dei Territori per favorire la formazione di uno Stato palestinese», ha precisato il premier israeliano sottolineando come i palestinesi - impegnati a combattersi tra di loro - rischiano di gettare al vento «una grande occasione». Tony Blair ha evitato accuratamente, nella conferenza stampa finale, di condividere il presupposto sulla necessità d’agire in fretta avanzato dal collega israeliano e ha ricordato come il mondo continui ad attendersi un negoziato sulla soluzione dei due stati. La preferenza di Downing street per una soluzione bilaterale frutto di colloqui è stata rimarcata da tutti i portavoce inglesi, prima e dopo i colloqui ricordando, che l’avvio di un negoziato resta la soluzione migliore.
Tony Blair nella conferenza stampa non ha tralasciato però di tener aperta una via di fuga che potrebbe consentirgli, in un prossimo futuro, di abbracciare i progetti unilaterali israeliani. «I principi necessari per una soluzione negoziata sono molto chiari – ha detto Blair - da una parte è necessario il riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente e autosufficiente. Dall’altra è indispensabile la rinuncia alla violenza e naturalmente l’adesione ai principi della Road map». La postilla sembra ricordare che mentre Israele è pronto ad accettare la nascita di uno Stato palestinese indipendente e autosufficiente il governo di Hamas continua con il suo rifiuto del riconoscimento a rendere impraticabile una trattativa. Su questa base la posizione di Blair sembra più vicina a quella israeliana di quanto non facciano capire i toni e le parole usate nella conferenza stampa finale. La missione londinese di Olmert sembra, insomma, un altro mezzo passo verso la costruzione di quel consenso internazionale indispensabile per far accettare in futuro l’ineluttabilità del ritiro unilaterale. Affrontando la questione nucleare Olmert ha ricordato che - pur favorendo gli sforzi negoziali di Europa e Stati Uniti - «Israele non tollererà un Iran in possesso di armi nucleari».