Olmert congela i fondi per l’Anp: «È diventata un’entità terrorista»

Abu Mazen: «È crisi finanziaria». Hamas: «Non ci facciamo spaventare»

Gian Micalessin

La decisione era scontata. Con le elezioni a soli 40 giorni e il Likud pronto a sfruttare ogni sua debolezza, Ehud Olmert aveva solo una scelta, quella dell’inflessibilità. Così l’unica vera novità del Consiglio dei ministri chiamato, ieri mattina, ad approvare un pacchetto di ritorsioni anti Hamas, è stata la durezza degli attacchi verbali con cui il premier ad interim ha condannato la nuova Autorità Palestinese. «È chiaro che di fronte alla maggioranza parlamentare conquistata da Hamas l’Autorità Palestinese s’avvia, di fatto, a trasformarsi in un’Autorità terrorista», ha detto ai suoi ministri Ehud Olmert. Subito dopo il premier ha ricordato che «lo Stato d’Israele non può permettere tutto questo e dunque non accetterà alcun compromesso e non si concederà alcuna esitazione nella lotta al terrorismo». Con quel diktat Olmert ha di fatto salutato la candidatura a primo ministro di Ismail Hanyeh annunciata ufficialmente da Hamas all’indomani del giuramento del nuovo Parlamento controllato da una solida maggioranza fondamentalista.
La durissima esternazione verbale del primo ministro israeliano è stata accompagnata, nei fatti, da un ridimensionamento del pacchetto di misure coercitive anti Hamas. Il pacchetto era stato messo a punto nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri signora Tzipi Livni e dal suo collega della Difesa Shaul Mofaz per «punire» la scelta palestinese di affidarsi ad un governo guidato da Hamas.
Le misure più draconiane proposte dai falchi del ministero della Difesa come il blocco di tutti i permessi di lavoro ai palestinesi di Gaza e il ritorno alla chiusura delle principali strade della Cisgiordania sono state congelate in attesa degli eventi. Entra invece immediatamente in vigore la sospensione di tutte le rimesse dovute da Israele all’Autorità Nazionale Palestinese. Da domani quindi Hamas dovrà capire come far fronte al buco di 50 milioni di dollari mensili causato dal mancato versamento delle tasse e dai dazi incassati dalle dogane israeliane ad ogni passaggio di merci destinate ai territori palestinesi.
Deciso a strangolare economicamente il nuovo governo palestinese, Olmert ha anche promesso di incrementare le pressioni per convincere la comunità internazionale a bloccare ogni aiuto economico destinato all’Anp. Il premier ad interim ha comunque sottolineato l’intenzione israeliana di rispettare i bisogni umanitari del popolo palestinese impegnandosi a non boicottare nessun trasferimento di fondi destinato ad alleviare le sofferenze della popolazione civile.
Nelle sue prime dichiarazioni in veste da primo ministro incaricato Ismail Hanyeh ha immediatamente ricordato che le rappresaglie economiche israeliane, prima fra tutte il blocco delle rimesse fiscali, «non spaventano il popolo palestinese». Secondo Hanye quelle sanzioni «approvate in seguito alla vittoria di Hamas», sono state decise solo «per metterci in ginocchio, ma il popolo palestinese dimostrerà di saper rispondere a tutte le nuove sfide come ha sempre fatto anche in passato». Il presidente palestinese Mahmoud Abbas, chiamato nei prossimi giorni ad incontrare Hanyeh per discutere la formazione del nuovo esecutivo, ha invece ammesso la situazione di grave «crisi finanziaria» determinata dalle misure israeliane.
In attesa di ricevere l’incarico ufficiale anche dalla presidenza palestinese, Ismail Hanyeh ha ribadito di voler evitare ogni scontro con Fatah senza però impegnarsi a riconoscere, come chiesto dal presidente Abbas, tutti gli accordi sottoscritti in precedenza dall’Autorità Palestinese. Dal momento dell’incarico ufficiale il premier incaricato avrà tre settimane di tempo per mettere a punto il nuovo esecutivo palestinese e sottoporlo all’approvazione presidenziale.
Ieri intanto quattro palestinesi sono caduti sotto i colpi dell’esercito israeliano. Due diciassettenni, sorpresi mentre cercavano di far brillare una carica esplosiva. sono stati uccisi durante un’incursione dell’esercito nel campo profughi di Balata, alle porte di Nablus. Altri due militanti sono stati uccisi da un elicottero mentre tentavano di far saltare una parte della recinzione di Gaza.