Olmert convoca il consiglio di guerra per decidere di ampliare l’offensiva

Israele impone il coprifuoco su tutti i territori a sud del fiume Litani: «Chi si muove lo fa a suo rischio». Uccisi tre soldati, nuove vittime civili

Gian Micalessin

da Kiryat Shmona

Arrivano da tutto il Paese. Guadagnano la frontiera alla guida di sbuffanti residuati bellici sopravvissuti alla guerra di 24 anni fa. Dal retro di camion e jeep pronti per una sfilata d’epoca svolazzano materassi a fiori, sacchi a pelo, zaini sdruciti. Stomaci e pance gonfie si ripiegano sulle cinture, gonfiano le camicie, sbattono sui volanti troppo grandi. Criniere grigie fanno capolino sotto elmetti dei bei tempi andati. La nuova Sparta va al fronte, mette in piazza tutto quello che ha. Reliquie del passato affidate a riservisti incanutiti inseguite nel cielo dalle scie di bombardieri dell’ultima generazione.
La proposta saltata fuori dal cappello del premier libanese Fuad Sinora sarà anche «interessante», come assicura Ehud Olmert, ma non sembra fermare l’assortita, variegata macchina da guerra. Qui tutto sembra già deciso. L’esercito israeliano conquista ogni metro di confine, parcheggia carri armati in ogni radura, mobilita centinaia di camion carichi di granate e munizioni. Se andrà come sembra punteranno verso il fiume Litani prima che uno solo dei 15mila soldati libanesi destinati ad assumere il controllo del sud stacchi il fucile dal chiodo.
«Ho sentito la proposta di schierare 15mila militari. Mi sembra interessante, dobbiamo studiarla», dichiara il premier israeliano. Quel tono indulgente è l’unico segnale di moderazione. Per il resto Israele non nasconde le sue intenzioni. Il primo segnale è il coprifuoco su tutti i territori libanesi a sud del Litani imposto dai comandi militari israeliani. Chiunque si muova nei villaggi, nelle strade e nelle città del meridione libanese è un bersaglio per elicotteri, aerei e forze speciali. «Chi si mette in viaggio è in pericolo e si sposta a suo rischio», spiegano da queste parti.
Il blocco totale della fascia di circa 20 km consentirà, secondo i portavoce, «di individuare qualsiasi tentativo di lanciare missili». Secondo altre voci il coprifuoco agevolerà l’ondata di truppe e blindati pronta a sommergere il sud del Paese. I piani per l’invasione sono pronti. Olmert li ha già esaminati assieme ai generali lunedì pomeriggio. L’unico dubbio riguarda l’ulteriore balzo di dieci km più a nord del Litani, sino alla zona di Ramat Nabatya. Là, secondo l’intelligence militare, si nascondono le katiuscia puntate contro il nord d’Israele.
Il Gabinetto di Sicurezza convocato per oggi approverà, con ogni probabilità, solo la prima fase dell’avanzata, riservandosi il secondo balzo in una fase successiva. Il ministro della Difesa Amir Peretz ripete che accetterà un cessate il fuoco soltanto dopo la disfatta di Hezbollah, la smilitarizzazione del sud e la liberazione dei due soldati israeliani nelle mani del Partito di Dio.
Anche le mosse ai vertici dei comandi militari segnalano imminenti svolte decisive. Il criticatissimo capo di stato maggiore Dan Halutz ha precettato il comandante del fronte del nord, generale Uri Adam, affiancandogli il proprio numero due, generale Moshe Kaplinsky. Accusato si confidare troppo nel potere risolutivo dell’aviazione, da cui proviene, Dan Halutz scarica, in privato, ogni responsabilità sul generale Uri Adam, attribuendogli le colpe degli insuccessi di terra.
Tsahal, intanto, sembra ancora lontano dal controllare l’area di sicurezza di otto km posta come primo obbiettivo concreto dal Gabinetto di Sicurezza. Ieri i blindati delle unità di soccorso hanno riportato alla frontiera tre nuovi cadaveri e almeno 15 feriti. Due dei caduti arrivano da Labouna, una cittadina sulla costa libanese, quattro km a nord del confine, dove le unità tentano di aprirsi la strada verso Tiro. La battaglia più feroce resta quella di Beint Jbeil, la roccaforte del Partito di Dio, nel settore centrale del confine, ancora inespugnata dopo due settimane di combattimenti. Lì gli israeliani hanno avuto il terzo morto della giornata e perso almeno due blindati colpiti dai missili anticarro. Secondo il generale Shuki Shakar, vice comandante del fronte nord, le quattro settimane di offensiva hanno invece consentito «l’eliminazione di 475 terroristi e ridotto del 35 per cento il potenziale strategico di Hezbollah».
Dal Libano, dove sono intanto ripresi i bombardamenti di Beirut, arrivano notizie di un nuovo massacro di civili. A Ghaziyeh i nuovi raid israeliani hanno colpito il funerale delle 15 vittime di ieri uccidendo altre 14 persone e ferendone almeno 18.