Olmert il debole rafforza Hamas

È incredibile quanto sia stata abile Hamas nel suo gioco, quanto veloce la realizzazione del suo programma e quanto significativo esso sia non solo nel conflitto arabo israeliano, ma per le strategie della jihad mondiale. Adesso, l’Egitto trema all’idea che la Fratellanza Musulmana locale possa seguire il suo esempio e tentare atroci stragi fratricide come quelle dei giorni scorsi a Gaza. L’Arabia Saudita si mangia le mani per avere creduto di poterlo piegare ai suoi disegni con aiuti e credito diplomatico in cambio di un accordo fasullo come quello della Mecca del 17 febbraio. Abu Mazen è ridotto in un angolo: se resta nel governo seguita a servire una linea contraria alla sua; se abbandona, lascia l’Autonomia e anche l’Olp nelle mani di Khaled Mashaal.
In ogni caso, in gioco c’è una dinamica «macro», quella di una forza ultrareligiosa sunnita ma anche legata all’Iran, che batte sul campo una forza laica musulmana e intanto attacca il nemico sionista. Che ispirazione, ad esempio, anche per il Libano degli Hezbollah e di Fatah al Islam e simili! La figura stessa di Arafat come padre e miniera ideologica della causa palestinese può essere destinata alla sostituzione completa. Khaled Mashaal si vive come il nuovo Arafat che rappresenta l’idealtipo palestinese al tempo della jihad globale, che costruirà una Palestina simile a un piccolo Iran sunnita, in cui non si sente musica, non si legge altro che il Corano, saltano per aria le librerie e le scuole cristiane.
Il processo naturalmente è insanguinato, dato che gli uomini di fatah sono ben armati e allenati e hanno una migliore disciplina. Anche il Fatah in questi giorni ha ucciso e ferito senza guardare in faccia nessuno.
Ma, a detta di molti osservatori, Hamas, che oltre ai gruppi terroristi ha messo in piedi una Guardia rivoluzionaria di una decina di migliaia di miliziani sul modello iraniano, ha combattuto meglio. Ha vinto sul campo quasi ovunque salvo ogni tanto trovarsi di fronte qualche attacco di predicatori nelle moschee, qualche gruppo infuriato che li maledice per aver spezzato l’unità palestinese. È accaduto a Khaled Mashaal venerdì scorso quando è andato a pregare in Moschea a Damasco, la sede da cui mette in atto le sue grandi strategie. Ma le centinaia di palestinesi feriti e le decine di uccisi per le strade dell’Autonomia, oltre alle risposte degli F16 israeliani sulle strutture e i personaggi reponsabili della pioggia di missili kassam su Sderot, Hamas non li considera un problema suo: li vede come una conseguenza della volontà di Dio in una strategia che deve eliminare gli infedeli e gli apostati e conquistare all’Islam non solo Israele, o la regione, ma il mondo. L’odio interno viene fomentato fino al parossismo: un maggiorente di Hamas urlava domenica alla piazza chiamando alle armi, che gli uomini di Fatah sono traditori, delinquenti, infedeli, che non desiderano altro che «andare a Tel Aviv» a divertirsi, forti dei documenti da vip forniti loro da Israele che li ha corrotti e comprati. L’Olp è arrivato al capolinea, pensa Mashaal, e oltre ad Abu Mazen, pianifica, devono tremare Moubarak e re Abdallah di Giordania, mentre i sauditi si piegheranno a non comandare i sunniti rivoluzionari ma ad accettare un condominio di comodo con Ahmadinejad. Nuova strategia, che al momento tiene in scacco anche Israele.
Olmert non può entrare con l’esercito a Gaza e bloccare i missili kassam che si abbattono sulla popolazione disperata neanche dopo che ieri una donna di 32 anni è stata uccisa. Se entra, crea uno schieramento compatto di sostegno interno a Hamas e uno sbarramento di biasimo internazionale. Se non entra, la gente sarà sempre più convinta, e vieppiù dopo la commissione Winograd, della inettitudine di un governo che lascia che una città di venticinquemila abitanti venga bombardata poco prima del prime time della Tv, così che alle venti le case semidistrutte e l’auto della povera Shiri Friedman possano essere mostrati fumanti.
Fiamma Nirenstein