Olmert e Abu Mazen, prove d'intesa al vertice di Sharm

Il premier israeliano annuncia la liberazione di 250 detenuti di Fatah, lo sblocco dei fondi e il libero transito in Cisgiordania. In un video al Zawahiri elogia la vittoria di Hamas a Gaza

Al vertice di Sharm El Sheik il premier israeliano Ehud Olmert mette le mani avanti ancor prima d’iniziare. «Non aspettatevi di vederci firmare un trattato di pace, perché per quello ci vorrà tempo». Raccomandazione superflua. Che quel summit a quattro tra il presidente egiziano Hosni Mubarak, il re Abdallah di Giordania e il presidente palestinese Abu Mazen sia poco più d’una sfilata d’inizio stagione lo sa anche l’ultimo bagnino di Sharm. Ma da quella sfilata a quattro dipendono le possibilità di resuscitare Abu Mazen, di conferirgli un minimo di prestigio internazionale, di disegnargli un percorso su cui intavolare nuovi negoziati con Israele. Non a caso per offrire luce e prestigio all’appannato presidente palestinese è arrivato a Sharm el Sheik anche sua altezza re Abdallah di Giordania. Ma a cercar la platea, prima ancora del presidente palestinese, è Ehud Olmert.

Il primo ministro israeliano non esita a giocarsi le carte migliori. Conferma l’atteso scongelamento dei 600 milioni di dollari in rimesse fiscali bloccati sui conti israeliani da oltre quindici mesi. S’impegna a chiedere al proprio governo il rilascio di 250 prigionieri di Fatah. Promette il sostegno israeliano per rafforzare le forze di sicurezza del nuovo governo di Salem Fayyad. «Come gesto di buona volontà - dichiara il premier israeliano - chiederò al mio esecutivo di liberare 250 prigionieri di Fatah non colpevoli di reati di sangue se s’impegneranno a non tornare alla violenza».

Abu Mazen gli risponde pretendendo un impegno a intavolare colloqui seri sul futuro dello Stato palestinese per «salvare - dice - una regione al crocevia tra pace e violenza». Ma Olmert ha un percorso ben chiaro in testa. Chiede al presidente egiziano l’impegno a sigillare Gaza e a bloccare il contrabbando di armi ed esplosivi diretti ad Hamas. Propone a Mubarak e re Abdallah di farsi garanti e mediatori tra Israele e la Lega Araba in vista di quella più vasta trattativa, prevista dal piano saudita, per il riconoscimento dello Stato ebraico in cambio della nascita di uno Stato palestinese sui confini del ’67.

«In questi tempi tumultuosi - spiega Olmert - intravedo la possibilità di far avanzare il processo regionale di pace e non intendo lasciarla andar perduta». Proprio per questo il governo israeliano riconoscerà il nuovo esecutivo palestinese di Salam Faayad e lavorerà sia per resuscitare la perduta “road map”, sia per gettare le basi del processo di pace con la Lega Araba.

Qualche spiraglio di luce arriva anche sul discusso fronte dei posti di blocco che fermano i trasferimenti dei palestinesi in Cisgiordania. L’esercito israeliano li considera indispensabili per bloccare eventuali attacchi suicidi. Il presidente palestinese li vuole rimossi per ottenere il sostegno della propria opinione pubblica. Olmert se la cava promettendo di «favorire sostanzialmente la libertà di movimento della popolazione palestinese in Cisgiordania» e di riaprire i confini israeliani al commercio con i Territori. E per chiudere la pagina delle promesse ricorda ai palestinesi che scegliendo la pace e il dialogo «otterranno in cambio una vita più comoda e pacifica».

Esattamente l’opposto di quanto spera il numero due di Al Qaida, l’egiziano Ayman el Zawahiri, che in un video dedicato alla questione palestinese elogia la vittoria di Hamas a Gaza, definita una vittoria di tutto il popolo palestinese, e invita la dirigenza fondamentalista ad adottare quanto prima la legge islamica in tutta la Striscia.