Ma Olmert non vuole i Caschi Blu: nel sud meglio le truppe libanesi

Il premier israeliano alla Knesset: «Abbiamo diritto a una vita normale non saremo ostaggi dei terroristi»

Marta Ottaviani

Al premier israeliano la proposta di Kofi Annan proprio non piace. Ehud Olmert si è detto contrario all’invio di una forza internazionale nel Libano meridionale, come ipotizzato dal segretario generale delle Nazioni Unite. Stando a quanto hanno riferito fonti israeliane, Olmert vuole che siano le forze regolari libanesi a prendere il controllo dell’area e che la milizia di Hezbollah venga disarmata.
Mark Regev, portavoce del ministero degli Esteri israeliano, ha anche sottolineato che il Paese «accoglierebbe favorevolmente uno sforzo internazionale più energico e decisivo per giungere all’immediata e piena realizzazione delle risoluzioni Onu riguardanti il disarmo di Hezbollah».
Ieri sera, in un discorso davanti alla Knesset, il Parlamento israeliano, Olmert ha fatto il punto della situazione. Parlando con un tono fermo ma pacato il primo ministro ha sottolineato che l’unico scopo della lotta di Israele è quello di garantire «il proprio diritto a beneficiare di una vita serena e normale».
«Israele - ha dichiarato Olmert - non accetterà di vivere sotto la minaccia costante di missili e razzi sui suoi cittadini. Non si lascerà prendere in ostaggio da bande di terroristi».
Riferendosi ai palestinesi di Hamas e ai libanesi Hezbollah, Olmert ha affermato che quelle organizzazioni sono manovrate «da regimi che sostengono il terrorismo, che lottano contro la pace e che fanno parte dell’asse del male che congiunge Teheran a Damasco».
Unico desiderio di tutto il Paese, insomma, è solo il poter anelare a una vita normale. A questo proposito il primo ministro ha evidenziato che lo Stato ebraico non ha alcuna intenzione di interferire nella politica interna dei palestinesi o dei libanesi, dicendo chiaramente che il desiderio di tutto il popolo di Israele è di «vivere pacificamente, in buon vicinato». Un’aspirazione alla quiete e alla normalità che però non deve essere scambiata dai nemici per debolezza.
«Lottiamo per un obiettivo che è di per sé evidente: il diritto a una vita normale», ha ribadito Olmert. Un obiettivo così importante che Israele, di fronte agli attacchi di Hamas e degli Hezbollah, non ha avuto altra scelta se non quella di sfoderare le armi.
Le operazioni, ha assicurato, «proseguiranno finché i palestinesi non avranno cessato il terrorismo, restituito il soldato rapito e terminato il lancio dei razzi». Per quanto riguarda il Libano, quello che il primo ministro si attende è che i due soldati sequestrati vengano rilasciati al più presto e che cessi completamente il fuoco. In nome di una vita normale. Per Israele e per tutti.