«Olmert salvi i palestinesi in Irak»

Deputati israeliani chiederanno al loro premier di portare nei Territori 15mila esuli

da Milano

Abbiamo scritto tante volte storie, sovente commoventi, di ebrei salvati in Paesi lontani e portati in Israele. Forse tra non molto potremmo scrivere una storia ancor più strabiliante: quella degli israeliani che aiutano 15mila palestinesi a fuggire dall’Irak dilaniato dalla violenza e a raggiungere il loro Stato, a Gaza e in Cisgiordania. Per ora è solo una proposta suggestiva, formulata da un palestinese, Riad Malki, direttore a Ramallah del Centro per la promozione della democrazia, ma subito recepita da due deputatesse israeliane, Colette Avital e Amira Dotan, che ne parleranno al premier Ehud Olmert.
È un piccolo miracolo della speranza e della buona volontà, maturato nei colloqui d’alto livello israelo-plaestinesi, che si sono svolti venerdì e sabato a Milano su iniziativa del Centro italiano per la Pace in Medio Oriente (Cipmo), in collaborazione con Farnesina, Regione Lombardia e Comune di Milano. Uno sforzo tutto italiano, riuscito, per rilanciare il confronto in un momento delicato in Palestina. «È emersa la volontà di creare un forum di dialogo permanente», annuncia il direttore del Cipmo, Janiki Cingoli, che si propone un obiettivo ambizioso: «Convocare al più presto una nuova riunione allargandola ai partiti religiosi delle due parti, Hamas e lo Shaas».
Le due delegazioni lasciano Milano convinte che sia possibile iniziare una nuova era, se non di pace perlomeno di distensione. Piena intesa su un punto: va incoraggiato l’impegno diplomatico dei sauditi in Medio Oriente, che ha appena permesso la nascita del governo di unità nazionale tra Fatah e Hamas. «Dobbiamo lavorare assieme ai palestinesi, per vincere il clima di diffidenza reciproca», dichiara Amira Dotan, capo delegazione e candidata alla presidenza di Israele.
Per una volta c’è fiducia nei confronti dei Paesi arabi. La visita in Egitto del segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, iniziata ieri, è seguita con attenzione, ma le maggiori speranze sono riposte nel vertice arabo di fine mese a Riad. «Esiste la possibilità di avviare una nuova fase di stabilità - conferma Jamal Zaqut, vice capo della Commissione politica del Parlamento palestinese -. Gli arabi possono fare molto per favorire il dialogo, ma anche Israele può rasserenare il clima, prendendo decisioni che rafforzino i palestinesi moderati, rappresentati dal presidente Abu Mazen». Ad esempio «rilasciando alcuni prigionieri, come peraltro già previsto dagli accordi sottoscritti da Sharon». Uno scenario inimmaginabile poche settime fa e ora perlomeno plausibile.