Oltraggio alla Fallaci, sfregiati i "suoi" giardini

Vandali coprono il nome sulle lapidi in suo onore con due scritte: «Infame, meno male che sei crepata», «Meglio morta»

Paola Fucilieri - Gianandrea Zagato

Milano - C’è un giardino, in Porta Romana, intitolato a Oriana Fallaci. È il ricordo di Milano, tra via Quadronno e via Crivelli. Sulle due targhe di marmo bianco apposte sulla cancellata, quelle dove sono riportati i dati anagrafici della giornalista-scrittrice, sono apparse delle scritte: «Infame, meno male che sei crepata», «meglio morta (stronza)». Ingiurie a pennarello scoperte, ieri mattina, mentre a Palazzo Litta si celebrava il ricordo della Fallaci con una mostra il cui titolo riprende uno dei suoi maggiori successi, Intervista con la storia.
«Forse, lei, Oriana si sarebbe arrabbiata ferocemente e avrebbe inveito contro quelle scritte: no, non per se stessa ma per rabbia contro quella stupidità e quell’ignoranza che hanno armato la mano dell’idiota writer» commentano dalla giunta comunale. Annotazione di chi, davanti alle fotografie, delle due targhe martoriate dalle scritte color nero ha subito chiesto all’Amsa, ai netturbini, di provvedere alla cancellazione. Non prima però che la Digos intervenisse sul posto e aprisse un’indagine sul gesto increscioso.
Gesto che colpisce profondamente i milanesi: «È triste prendere atto che idioti possano indisturbati rovinare quanto la città di Milano fa esprimendo giudizi gratuiti, maleducati e offensivi», «Vedere quelle targhe imbrattate mi turba profondamente», «Sono scritte disgustose che colpiscono anche una giusta iniziativa del Comune». Voci di cittadini tra via Quadronno e via Crivelli. Voci di chi già apprezzò la decisione del consiglio comunale ambrosiano di assegnare alla Fallaci l’Ambrogino d’oro, il massimo riconoscimento della città. E anche allora ci fu chi - esponenti della sinistra radicale, no global e girotondini d’essai - tentò inutilmente di gettare fango sulla Fallaci. «Gli stessi - ricordano Carlo Fidanza e Matteo Salvini, rispettivamente capigruppo consiliari di An e Lega - che non hanno mai condannato le scritte ingiuriose apparse sui muri di Milano contro i martiri di Nassirya e che, adesso, non commenteranno neppure la gratuità di un gesto maleducato e offensivo».
Virgolettato della Milano che ricorda ancora la commozione sincera del sindaco Letizia Moratti quando lo scorso 29 giugno intitolò quello spazio verde di Porta Romana a Oriana Fallaci: «Oriana ha avuto un coraggio che è d’esempio per tutti: Milano è la prima delle grandi città a ricordarla e la cosa mi fa molto piacere. Questo giardino le sarebbe piaciuto e sarebbe sempre venuta qui a guardare i suoi fiori e i suoi alberi». Certezza di un amministratore che aveva incontrato la scrittrice pochi mesi prima della sua morte, «mi disse che le sarebbe piaciuto morire come la scrittrice inglese Emily Brönte, in cucina, in piedi, pelando patate».
Memoria che torna dagli archivi della cronaca di quei giorni e che sarebbe ritornata sulle pagine di Milano e del nazionale in questi giorni, dove tutto il mondo ricorda l’«Oriana furiosa» e dove Milano le dedica una mostra fotografica e antologica a un anno dalla scomparsa. Trecentosessantacinque giorni dopo, Milano si è però risvegliata anche con due scritte - «Infame, meno male che sei crepata», «meglio morta (stronza)» - che rappresentano un’offesa per tutti. E, anche per questo, stamani, c’è chi dal consiglio comunale promette di lavare quell’offesa pure con dei fiori, dei mazzi dai colori sgargianti perché Milano non vuole dimenticare Oriana Fallaci.