Oltre 2 milioni vivono con il cancro e otto su dieci vogliono lavorare

RomaI malati oncologici sono tutti uguali. Primo obbiettivo deve essere dunque quello di eliminare le disparità di trattamento da regione a regione sia per le terapie sia per la disponibilità dei farmaci. Il principio dell’immediata disponibilità dei farmaci su tutto il territorio deve valere per tutti i medicinali oncologici e non soltanto per quelli innovativi.
La Favo (Federazione italiana delle Associazioni di volontariato in Oncologia) anche quest’anno mette insieme intorno ad un tavolo i ministri della Salute, Ferruccio Fazio, del Lavoro, Maurizio Sacconi e degli Affari Regionali, Raffaele Fitto. Insieme non soltanto per presentare il terzo Rapporto sulla condizione assistenziale di chi è affetto da un tumore, aprendo la sesta Giornata del malato oncologico, ma soprattutto per fare il punto sui risultati raggiunti e per trovare nuove risposte ai nuovi bisogni. Nuovi perchè queste patologie cambiano e devono cambiare le risposte della scienza, delle istituzioni e della società.
Sono 2 milioni e 250.000 gli italiani che vivono con una diagnosi di tumore ma più della metà di loro ha ricevuto la diagnosi da almeno cinque anni. «Il cancro è diventata una malattia cronica - spiega il ministro Fazio - Quindi il trattamento di questa patologia non deve essere più prevalentemente ospedaliero ma deve invece trovare risposte sul territorio con percorsi già prestabiliti». Il Piano oncologico nazionale è stato varato, prosegue Fazio, ed ora si tratta di monitorarne il funzionamento. In cantiere anche una «rimodulazione» delle scuole di oncologia passando ad un sistema di 3 anni più 2 operativi. Fazio riconosce il grande contributo dato dalle associazioni di volontariato che, annuncia, «dovranno entrare nel sistema del servizio sanitario nazionale» e sull’accelerazione per rendere tutti i farmaci disponibili garantisce il suo impegno.
Il presidente della Favo, Francesco De Lorenzo, sottolinea la volontà dell’80 per cento dei malati di tumore di continuare a lavorare. Su questo fronte l’impegno di Sacconi che ricorda come già nella Legge Biagi sia stata prevista la possibilità del part-time reversibile. «Le imprese non devono vedere queste fragilità come un limite allo sviluppo - dice Sacconi - Dobbiamo esser rigidi con l’assenteismo e invece andare incontro alle esigenze dei malati. Sono pronto ad un modulo di accordo con i sindacati che preveda un aumento del periodo di conforto ma che allo stesso tempo ad esempio preveda di non pagare le assenze brevi ripetute magari il venerdì ed il lunedì».
Sacconi poi si è scagliato duramente contro il sistema troppo orientato sugli ospedali e troppo poco sul territorio. «Dobbiamo chiudere gli ospedali a cominciare da quelli piccoli e pericolosi - attacca Sacconi Troppe regioni non stanno andando avanti in questa direzione ed è un errore enorme perchè bisogna rafforzare l’assistenza sul territorio su un modello socio-sanitario e non più soltanto ospedaliero».
Ancora non è possibile stabilire un costo sociale sul totale delle patologie oncologiche. Una stima fatta dal Censis con la collaborazionone della Favo riguarda il tumore alla mammella. Il costo sociale complessivo riferito al 2010 per un anno è di 380 milioni di euro per i nuovi casi e di quasi 2 miliardi per le persone con diagnosi di tumore «vecchia» di 5 anni.
I big killer più temuti da medici e pazienti sono i tumori del colon-retto, della prostata, del seno e dei polmoni. Per prevenirli niente fumo, poco alcol, tanta frutta, verdura e cereali. No ai chili di troppe e sì all’attività fisica.