Oltre 600 schede gettate nella spazzatura

Claudia Passa

Una «negligenza». Si è chiusa così, con un comunicato ufficiale della Procura di Roma, la lunga giornata del seggio 958, al Quadraro. Ed è solo per l’occhio attento di una passante se il «comportamento superficiale» di qualche addetto allo scrutinio nel «feudo rosso» della Capitale – che ha gettato in uno scatolone di cartone, accanto a un cassonetto, 608 schede valide e votate e il relativo verbale - non si è trasformato in un mistero in una zona già segnata dal «giallo» di un altro seggio del Tuscolano, dove lo scrutinio sarebbe stato sospeso e l’incartamento «girato» al seggio centrale dopo aver trovato a un primo conteggio sei schede in più rispetto ai votanti, quattro al Senato e due alla Camera.
L’allarme è scattato attorno alle 10 del mattino, quando una telefonata al 113 ha avvisato la Polizia che accanto a un cassonetto dell’immondizia, in via Marco Decumio, erano stati gettati 18 scatoloni col simbolo della Repubblica italiana. Dentro c’era di tutto: manifesti esplicativi per il seggio, materiale di risulta, anche dei fogli con disegni e scarabocchi realizzati per ingannare il tempo da chi nel seggio della scuola elementare «Damiano Chiesa» ha trascorso per intero le lunghe giornate elettorali. Nulla di strano, se non fosse che all’interno di uno degli scatoloni c’erano la bellezza di 608 schede elettorali, votate, valide. Anche scrutinate e verbalizzate, ma questo gli agenti del commissariato Tuscolano, della Digos e della Polizia scientifica ancora non lo sapevano quando si sono precipitati a recintare la zona, prelevare gli scatoloni e a controllare per sicurezza anche i rifiuti confluiti nella discarica di Malagrotta.
Immediato l’avvio degli accertamenti e l’apertura di un fascicolo in Procura affidato ai pm Adelchi D’Ippolito e Angelantonio Racanelli. Negli uffici della Questura il presidente del seggio e il rappresentante del Comune incaricato di trasferire le schede a via dei Cerchi – interrogati assieme agli scrutatori - hanno spiegato agli inquirenti che solo «per un errore» lo scatolone con le schede era finito fra quelli da buttar via. Nel frattempo, le indagini hanno consentito di accertare che le 608 schede erano state regolarmente scrutinate, conteggiate, registrate nei due verbali destinati alla Prefettura e a gli uffici del Campidoglio. «Dagli accertamenti – si legge nel comunicato della Procura - non sono emersi elementi per ipotizzare l’esistenza di condotte dirette ad alterare il risultato elettorale. Verosimilmente – prosegue la nota ufficiale - si è trattato di un disguido nella collocazione del materiale destinato all’ufficio comunale elettorale, per errore unito al materiale da eliminare. Tale disguido - sottolinea il procuratore Ferrara – appare attribuibile a comportamenti negligenti o superficiali di soggetti coinvolti nelle operazioni elettorali. Tale conclusione è avvalorata dal fatto che il secondo originale del verbale dell’operazione di voto e di scrutinio è stato regolarmente inviato al Comune ed ivi ricevuto». La conferma definitiva si è avuta riscontrando il computo delle schede rinvenute col risultato dello scrutinio riportato sul verbale: nulla di irregolare, salvo «la probabile omessa registrazione di un votante». Nessun iscritto sul registro degli indagati, dunque, né alcuna ipotesi di reato. Anche se a piazzale Clodio i magistrati, coordinati dal procuratore Giovanni Ferrara che segue in prima persona la vicenda, si riservano di valutare se sotto il profilo colposo siano ipotizzabili responsabilità penali e dunque sanzionabili, da parte di chi aveva il dovere di assicurarsi che le schede elettorali giungessero a destinazione una volta terminate le operazioni di spoglio.