Oltre cento rapine, Piacenza ora ha paura

Come a scuola: per chi fatica a capire, un esempio vale più di tante spiegazioni. Prendi una città a caso: Piacenza. Perché Piacenza? Ma perché questa piacevolissima città padana, porta d’ingresso di quella leggendaria via Emilia tutta serenità, buona amministrazione e piaceri della vita, nelle ultime classifiche si aggiudica la maglia rosa con il più cospicuo incremento nel settore rapine (ormai cento l’anno).

Alle volte, i cambiamenti della vita: era soltanto il duemila, non duemila anni fa, quando il questore di allora, Adamo Gulì, si pavoneggiava con una frase rimasta storica: «Piacenza è un’isola felice». Certe cose è sempre meglio pensarle, non dirle. Difatti, due questori dopo, l’attuale Michele Rosato mai si sognerebbe di ripetere lo stesso proclama. Classifiche alla mano, Piacenza è ormai la rappresentazione perfetta, come un plastico disegnato da una ditta di giocattoli, della città modello in preda all’ansia.

Facciamoci un giro, in questo plastico a grandezza reale. Come tutti i capoluoghi del Nord, anche Piacenza si presenta subito con la sua bella stazione ferroviaria ristrutturata in casbah. C’è veramente tutto, nel nuovo quartiere multietnico. Prezzi delle case crollati, popolazione autoctona in fuga, frenetico proliferare di Kebab, Internet-point e piccoli supermercati con merci esotiche. Ma soprattutto, ghigne da paura. Ovunque. Appoggiate agli stipiti dei portoni, sulle panchine, dentro la penombra dei locali.
Piccola particolarità di Piacenza: tutti i giorni, ma soprattutto di mercoledì e sabato, quando ci sono i mercati, dai treni scendono orde di ragazzine rom, solitamente incinte, che vanno a setacciare la città. Non risulta che i loro interessi siano culturali, come dimostrano peraltro le frequenti scoperte della polizia nelle borse delle signorine: portafogli, gioielli, euro. Inutile aggiungere che alle scoperte non può seguire repressione: le ragazze sono minorenni e pure in dolce attesa, mica si possono sbattere in galera.

Ovviamente, in zona stazione, ci sono i tipici giardinetti, che la sera diventano teatro per spettacoli memorabili. La scorsa estate, il più indimenticabile di tutti: una studentessa disabile, di passaggio sulla sua carrozzella, viene prelevata da un egiziano e stuprata dietro i cespugli. Segue manifestazione indignatissima del centrodestra, segue la solita scoperta: l’abominevole tizio risulta clandestino. La morale è sempre la stessa: se in questo plastico ideale valessero le leggi, cioè ci potesse stare solo chi ne ha regolare diritto, la povera ragazza non trascorrerebbe il resto delle sue notti svegliandosi in mezzo agli orribili incubi.

Vogliamo proseguire nella visita? Anche Piacenza, in quanto rappresentazione sublime dell’intero Nord, offre dintorni da mozzare il fiato. Belle ville e tantissime rapine in villa. Un tempo le bande andavano a ripulire quelle verso l’Appennino. Lì, però, le vie di fuga erano un poco disagevoli. Eccole dunque trasferire l’azienda giù verso la Bassa, ad est, in mezzo a due autostrade, verso Cremona e Parma. Qui il fatturato sta volando. Un mese fa, a San Nazzaro, il colpo d’ala: la casa del presidente della Provincia, il Pd Gianluigi Boiardi, svaligiata per due volte nel giro di una settimana. La prima volta l’intera famiglia (presidente, moglie e figlia) vengono narcotizzati nel sonno. In quella occasione, l’alta carica provinciale dà segno di responsabilità, minimizzando l’accaduto. Commenta che non è il caso di drammatizzare, che il Piacentino resta una zona tranquilla, che niente lascia pensare ad un’emergenza sociale. Dopo il bis, che fortunatamente avviene con i padroni di casa assenti, nessun commento. Si racconta in città che le prime a zittire il presidente, per comprensibilissimi motivi, siano proprio le spaventatissime signore di casa.

Che altro? Eccerto: il plastico piacentino segnala il suo bravo campo Rom, amato in zona come il settequaranta, nonché la raffica quotidiana di furti. Rubano veramente di tutto. Come racconta il quotidiano cittadino La Cronaca, l’altro giorno a Casaldonato si sono rubati persino i quattordici quadri lignei della via Crucis, nella chiesa di san Clemente Papa. Devoti. Altrove, in giro per municipi, tira molto la spaccata all’anagrafe: gli intrusi cercano carte d’identità intonse, roba buona per regolarizzare con metodo fai-da-te i compari clandestini.

Casualmente, anche su Piacenza si è abbattuto il ciclone del centrodestra. Casualmente, la Lega ha raddoppiato i voti (dal 7 al 14). E tutto questo nella città che per la prima volta in cent’anni aveva riconfermato il sindaco uscente, quel Roberto Reggi di parte centrosinistra. Come si spiega? Una commerciante di Corso Roma, che per l’amor di Dio non vuole sia citato il nome sul giornale, ha una spiegazione molto personale: «Basta con questa storia del razzismo. Il razzismo non c’entra un’ostrega. Noi vogliamo solo che resti chi ha un lavoro e rispetta le regole. Come noi. Punto. È così strano?».
La signora deve farsene una ragione: da sempre, nella storia dell'uomo, le idee più semplici sono anche le più geniali. Peccato che quasi sempre ci mettano parecchio tempo a farsi accettare. Giro la questione a un personaggio che spariglia le carte e il conformismo di Piacenza, con questo fatto molto singolare: lavora nell’orbita delle coop emiliane, alla guida della Copra, mega-azienda della ristorazione, 4.600 addetti e prima dichiarazione Irap della provincia, eppure è personaggio di spicco della Lega Nord. «Guardi, non c’è niente di misterioso, nello tsunami del Nord. C’è semplicemente la rabbia della brava gente, che può sopportare tutto, ma non l’intrusione dei ladri nella propria casa, o le truffe agli anziani. Alla gente comune interessa poco se viene scoperto un covo con 100mila quintali di droga. Sono cose lontane. Trema, invece, all’idea che il suo mondo sia in pericolo. Il problema, qui, non è lo straniero.

Semplicemente, parliamo di un fenomeno molto preciso: il clandestino. Uno che non dovrebbe starci, eppure vende merci abusive davanti alle vetrine dei commercianti e ha l’assistenza al pronto soccorso. Quando non ti entra in casa. La Lega ha ben chiara la questione. Altri, evidentemente, ancora non l’hanno capita...».
Se ai duri di meninge serve un esempio, Piacenza è qui. Con tutti i requisiti ideali dell’isola felice. Con tutte le meste nostalgie dell’isola che non c’è.
Cristiano Gatti